Lutto
L’ultimo atto di “ZeroSettanta” per una trilogia monumentale
Renato guarda al futuro fra melodia, riflessioni filosofiche e canzoni di denuncia
il disco
Tre, due, uno, Zero. Andando a ritroso con il “Volume Uno” si chiude la trilogia di dischi, dal nome “ZeroSettanta” con cui da settembre, con cadenza mensile, Renato Zero ha festeggiato i settanta anni. Un’opera corposa che presenta un artista di lotta e di melodia.
Attraverso questi tre album il cantautore romano mette in mostra i suoi pensieri, le sue riflessioni sul mondo che lo circonda, sulla sua e altrui vita. Gli ormai cresciuti “sorcini” troveranno sicuramente in queste oltre 40 tracce il loro amato Zero, lo capiranno e lo apprezzeranno ancor più. «I due precedenti episodi – dice Renato – sono stati accolti con entusiasmo. “ZeroSettanta” mi interessava diventasse un’opera compiuta con un Renato in evidenza a 360 gradi, attraverso una grande varietà: dalla ballad all’ironia sino alla canzone di protesta. Con i tre dischi – conclude – ho raccolto il retaggio del passato per fare un profilo non nuovo ma attuale, preciso e fedele». E ancora aggiunge: «Mi sento un fratello maggiore che cerca di lenire le sofferenze, i ritardi e le incomprensioni. Sono abile nel sostituirmi all’amico mancante. In queste canzoni – prosegue – c’è il risalto di cose belle e meno belle, penso sia un’analisi sentita ed efficace che canto per gli altri ma anche per me stesso».
Nell’intera opera a volte affiorano tracce di malinconia che Zero gestisce e “cavalca”. «Un po’ – dice – credo sia legittima, ed esprimerla sia in qualche modo un segno di maturità. Andando avanti negli anni non si può tacere e un bilancio non deve essere ignorato. Con la nostalgia dobbiamo conviverci». Per la nostalgia passa anche la considerazione che la melodia in ambito musicale sta sparendo (“Amara Melodia”) e si sposa addirittura al concetto di democrazia ( “L’Italia si Desta?”). «La democrazia – dice Zero – deve essere sempre applicata e applicabile. In certi casi manca la tutela dei meno protetti e quindi la tutela della democrazia». Renato Zero ricorda anche i suoi nemici, quelli che lo hanno accompagnato per lungo tempo. «Ne ho tanti, d’altronde senza nemici non sei nessuno – dice ridendo – Loro sono stati formidabili, hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia vita, uno sprone, un esercizio costante. A loro devo la sfrontatezza a cui rispondo con sfrontatezza. Però col tempo i nemici si sono disamorati, hanno smesso la professione o hanno accettato Renato, per buona pace loro e mia. Il mio timore – conclude – è solo di trovarmi nemico di me stesso».
Ma nel corso dei tre dischi non mancano forti ed evidenti sguardi verso la condizione dell’Uomo e considerazioni sull’attuale società. «Il disco – spiega Renato – vuole sottolineare l’esigenza del grido come forma alta di una rivoluzione individuale, prima che sociale. In “Come fai” c’è l’urlo della jungla, il bisogno di liberarsi in anticipo di frustrazioni e orpelli».
“ZeroSettanta” è un’impegnativa e monumentale opera alla quale al momento non è possibile dare seguito live e allora l’autore ipotizza: «Non smetterò di scrivere ma farò un periodo di riposo in cui buttare l’occhio a famiglia e affetti». —
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