La protesta
“Nemo” il fumetto di Paolo Rotelli, che cominciò a disegnare con Crepax
Dirigente politico e di aziende, Rotelli è stato a lungo presidente dell’Autorità portuale: ha pubblicato una storia che parte dal ’68 e arriva agli anni Novanta
L’Ingegnere. Lo chiamano così gli amici, Paolo Rotelli, ingegnere sì ma anche artista. E molto altro: dirigente politico di lungo corso passato dalla Dc al Partito democratico, di cui è stato uno dei fondatori a Rosignano, manager di aziende importanti, dall’Autorità portuale di Livorno all’Asa, ora membro della commissione Onu per l’Ambiente a Parigi. La vena artistica l’ha sempre avuta, Paolo Rotelli, dalla pittura e incisione a china alla grafica, passione che ha trasmesso ai figli Pietro e Giulio. E proprio i figli, in occasione del suo 76° compleanno, il 16 novembre, gli hanno fatto un regalo speciale e inatteso: la pubblicazione del suo primo fumetto, Nemo. Nato nel 1969, sull’onda della ribellione giovanile, quando Paolo frequentava la facoltà di Ingegneria all'Università di Pisa dove si è laureato in elettrotecnica nel 1973, ma bazzicava anche Guido Crepax, il futuro papà di Valentina, icona sexy dei fumetti italiani, che all’epoca studiava architettura.
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Le hanno fatto una bella sorpresa, ingegnere. Ha ringraziato i suoi figli?
«È stata davvero una bellissima sorpresa veder rilegato il mio primo fumetto. Anche se avevo saputo dell’iniziativa di mio figlio quando mi hanno contattato dalla casa editrice, una casa polacca che stampa per Amazon, toccare il libro, scorrere le dita sulla copertina, rivedere la storia, è stata una bella emozione. E molto bella è l’edizione e-book, ancora più nitida graficamente».
La storia di Nemo comincia nel periodo del Sessantotto a Pisa, ma prosegue fino agli anni ’90, arrivando a Parigi. La sua passione per il disegno è rimasta nel cassetto così a lungo?
«In realtà ho continuato a disegnare, anche se in modo discontinuo. La storia di Nemo comincia a Pisa negli anni dell’università insieme a molti amici: erano gli anni della scoperta, della ribellione, dei grandi amori. Io ero nel movimento studentesco e militavo nell’Intesa, il movimento cattolico. Quando iniziai a disegnare questa storia lavoravo con Guido Crepax e altri. Crepax non aveva ancora incontrato la moglie, una ex modella a cui si è ispirato per Valentina, e studiava architettura senza mai laurearsi. Si lavorava per pagarci le tasse universitarie, per dare voce alla voglia di esserci, per andare ai concerti di De André e Guccini. Si ascoltavano Joan Baez, Dylan e i Beatles».
Nella storia di Nemo, congegnata come un giallo, ci sono alcune tavole dedicate a Crepax e molti riferimenti alla beat generation, c’è una ballata ispirata a De André: tappe importanti nella sua vita, dalle quali poi è passato a un partito moderato come la Dc. Un ripensamento, o una contraddizione?
«Il ’68 è stata la mia gioventù, la mia formazione. In questa storia c’è molto della cultura che abbiamo respirato in quegli anni. Contraddizioni? No, perché all’epoca non c’era distinzione nel movimento, io poi facevo già parte dell’ala cattolica. Più tardi passai nel movimento giovanile Dc e dopo nella Democrazia cristiana, in cui io e altri del mio gruppo strutturammo le radici della componente di sinistra».
Dopo Nemo ha disegnato altri fumetti?
«Ne ho fatti altri, e tre o quattro anni fa ho proposto una pubblicazione alla casa che edita Dylan Dog ma mi hanno risposto che il prodotto era troppo elevato. Poi, durante l’ultima pandemia, chiusi in casa, ho disegnato un’altra storia di 108 pagine».
Dunque avremo un’altra pubblicazione?
«Non so, io continuo a disegnare. Ho raccontato la storia di Florence Arthaud, detta Flo, navigatrice solitaria francese, divenuta famosa per la vittoria riportata nella Route du Rhum del 1990».
E continua a dipingere?
«La prima mostra l’ho organizzata negli anni ’70 con Sergio Vanni, un amico artista, quando aveva la galleria Piccolo Slam a Castiglioncello. Era un’antologica dedicata a Spoon River». —
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