Sicurezza
Isabella Rossellini, il cinema e le donne «Con MeToo ci sono stati degli eccessi»
L’attrice parla dei cambiamenti nella condizione femminile e della realtà virtuale imposta dalla pandemia
l’intervista
fulvia caprara
Non potrà essere a Torino per ricevere il neonato Premio Stella della Mole, le norme anti-Covid impediscono viaggi e incontri ravvicinati, così Isabella Rossellini, omaggiata per «la sua inesauribile creatività, l’esplorazione di ogni forma d’arte e l’incommensurabile capacità di trasformarsi per interpretare con altrettanta efficacia sia Alfred Hitchcock che un ragno», dovrà rinunciare a visitare uno dei suoi luoghi italiani preferiti: «Sono un’enorme ammiratrice della Mole Antonelliana, il Museo è un posto incredibile, vado a Torino apposta per vederlo. In America, fino a poco tempo fa, non esisteva un museo del cinema, adesso l’Academy sta per aprirne uno, a Los Angeles, ho visto il progetto di Renzo Piano, bellissimo, ma la Mole ha un’architettura fantastica».
Il Tff è per la prima volta solo online, la pandemia sta cambiando i modi della fruizione artistica, non solo per quello che riguarda i film in streaming. Lei che cosa ne pensa?
«Tante cose, in America, si stanno svolgendo in modo virtuale, penso che alcune resteranno così e che, in alcuni casi, lo streaming, oltre alla popolarità delle serie che, naturalmente, è immensamente cresciuta, sta offrendo tante altre possibilità. Io, per esempio, ho trasformato in forma virtuale i monologhi che stavo facendo in teatro. Poi penso alle retrospettive, ne stanno organizzando diverse, adesso ce ne sarà una su Fellini, è una bella occasione per rivedersi i suoi film. Tutto diventa più accessibile, per un gran numero di persone. Un’altra abitudine che ha preso piede riguarda le sedute dall’analista, ora si fanno via Zoom e tanti pazienti dichiarano di sentirsi meglio, di aver guadagnato in libertà e rilassatezza, per non parlare di tutto il tempo recuperato evitando gli spostamenti. Insomma, tanti problemi possono essere risolti in modo semplice».
Del cartellone del Tff fa parte il documentario dedicato a Helmut Newton in cui lei è a lungo intervistata. Si parla molto del suo rapporto con attrici e modelle. Pensa che le mobilitazioni degli ultimi anni, a iniziare dal MeToo, abbiano provocato un reale cambiamento nella condizione femminile?
«Ho lavorato con tante persone e non mi è mai capitato di subire comportamenti spiacevoli. Non trovo giusto che, sull’onda del MeToo, ci sia stata gente che, senza avere un regolare processo, ha perso il lavoro e anche la pensione, magari solo in base a una calunnia. Ho trovato tutto questo eccessivo. È difficile generalizzare, credo sia stato giusto parlare di certe cose e cercare di cambiare una cultura che era scorretta, ma non si possono rovinare le vite delle persone senza prove accertate dalla legge».
Secondo lei, nel mondo del cinema, le donne, oggi, hanno più peso?
«Sicuramente ci sono più donne registe e produttrici, prima la percentuale era bassa adesso mi capita spesso di lavorare con donne».
Il mondo animale è al centro di molti dei suoi ultimi impegni, dopo «Green Porno», in cui esplorava la loro sessualità, sono venuti i monologhi. Ha altri progetti in questo campo?
«Sto scrivendo due conferenze per il Museo d’Orsay in occasione di una mostra su Darwin. La sua teoria è che gli animali abbiano intelligenza ed emozioni, come gli esseri umani. Un’altra cosa su cui ho lavorato è la teoria secondo cui gli animali domestici siano stati, in realtà, creati dall’uomo. Sono cose strane, di cui la gente sa poco, mi diverto molto a occuparmene, lo faccio con un tono comico».
Una chiave con cui ha una certa familiarità. Penso alle sue collaborazioni televisive con Renzo Arbore. La comicità fa parte del suo dna familiare?
«Arbore è stato il mio grande maestro, quando faccio questo genere di cose penso sempre a lui, alla sua grazia, alla sua capacità di essere buffo senza diventare mai offensivo o cattivo. E poi papà era spiritosissimo, in "San Francesco giullare di Dio" ci sono momenti molto comici e ce ne sono anche in "Roma città aperta". Comunque non faccio sempre e solo le cose che fanno i miei genitori».
Che cosa rappresenta per lei l’Italia?
«L’Italia è il mio Paese, ci vengo spessissimo, anche se, stranamente, è successo che ci abbia lavorato poco, meno che in altri Paesi». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
