Il Tirreno

Cantando “Orione” e “Cassiopea” Mina vuole far sognare il pubblico

LUCA TRAMBUSTI
Cantando “Orione” e “Cassiopea” Mina vuole far sognare il pubblico

Esce un doppio album che raccoglie ventotto canzoni del lungo periodo fra il 1975 e il 2018

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Dopo i festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno Mina chiude questo 2020 con un doppio album che, come un italian songbook, ripercorre la sua carriera. “Orione” e “Cassiopea”, disponibili dal 27 novembre, raccolgono 28 canzoni del periodo ’75/’18, prese tra le quasi 1400 incise da Mina (in 75 album), a cui si aggiungono due brani che la cantante non ha mai precedentemente interpretato. Si tratta di “Nel cielo dei bars”, dal repertorio di Fred Buscaglione (brano uscito postumo), contenuta nel disco “Orione”, mentre “Cassiopea” si chiude con "Un tempo piccolo”, firmata da Califano e portata al successo dai Tiromancino.

«Questo disco - dice Massimiliano Pani, portavoce promozionale della madre, intesa come artista - non ha le caratteristiche di un Greatest hits, che di solito viene compilato dalle discografiche. Qui - spiega - Mina ha scelto i brani che più ama. Non solo quelli più famosi, ma anche tra quelli meno noti al grande pubblico perché oscurati dai singoli dell’album che li conteneva. Sono comunque - conclude - canzoni che Mina vuole fare ascoltare, e non c’è niente di enciclopedico nelle scelte».

Questi due dischi sono i primi di un grande progetto che vedrà l’uscita, in totale, di almeno sei album relativi alle canzoni in italiano. Come al solito Mina si sgancia da ogni logica commerciale e segue la sua strada, la sua passione e, ancora una volta, il suo gusto. Dal punto di vista vocale le scelte sono ineccepibili. Le doti della grande interprete non si discutono, così come la sua capacità di lettura dei brani.

«Mina - dice il figlio - non ama il pezzo da Mina. Non pensa alla parte tecnica e a mettere in mostra le sue doti. Il cambio di registro - continua - è la cifra di un grande interprete. Occorre sussurrare o gridare a seconda di cosa vuole la canzone. In questo i giovani cantano sempre al massimo, con l’acceleratore giù, occorre modulare e dosare l’uso della voce». Così tra queste 28 canzoni c’è una grande varietà. Dal sussurro di “Pianissimo” (già di Rita Pavone) o quello di “Il cielo in una stanza”, a qualcosa di più robusto passando attraverso le grandi atmosfere jazz.

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A proposito dell’abilità nella parte interpretativa Massimiliano dice: «Mina in certi brani capisce qualcosa che non è stato ancora capito dall’autore e o da altri interpreti. Esce così una versione molto personale, frutto della sua capacità di vedere cose nuove, inedite. Ha anche l’abilità di capire se un pezzo merita una seconda vita, un’interpretazione differente. Capita così - aggiunge - che certi brani vengano “scippati” agli interpreti originali e diventino di Mina». A parte i due inediti, registrati prima del lockdown, le versioni contenute nei due dischi sono quelle originali (rimasterizzate) a eccezione di cinque brani che sono stati “riaperti” per alcune correzioni. «Erano versioni vecchie negli arrangiamenti, per cui sono stati tolti degli elementi o cambiati dei particolari per renderli più attuali e solo poche cose sono state parzialmente risuonate per l’occasione».

Sebbene in Italia Mina sia un’artista di grande successo (il figlio la definisce “la sconosciuta più conosciuta d’Italia”) il suo rapporto con l’estero è molto particolare. «Di lei - dice Pani - parlano molto bene gli artisti e gli addetti ai lavori. Molti la ritengono la più grande cantante di standard jazz, altri la miglior interprete di tango argentino. Tuttavia il pubblico estero non la conosce, perché non fa promozione e non appare in pubblico». Un doppio disco classico. —
 

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