Il Tirreno

IL NUOVO LAVORO DEL ROCKER NAPOLETANO 

Bennato, passato da rivisitare «Suono me stesso, con gioia»

LUCA TRAMBUSTI
Bennato, passato da rivisitare «Suono me stesso, con gioia»

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LUCA TRAMBUSTI

Arriva oggi “Non c’è”, il nuovo album di Edoardo Bennato: un progetto dove passato e presente s’incastrano con la perfezione dei pezzi di un puzzle. Il cantautore napoletano prende 14i brani classici del suo repertorio e li unisce a 8 nuove composizioni creando un album di grande unità e forza. Canzoni di 40 anni fa, completamente risuonate, hanno ancora oggi una spiccata modernità, sia in termini lirico/concettuali che musicali. A loro volta i “nuovi” arrivi, scritti pochi mesi fa, contengono gli stessi semi di quanto proposto dai ’70 in avanti dal cantautore. «Sono 22 canzoni - dice Bennato - ed era giusto ricantare “Bravi ragazzi”, che sembra scritta ieri anche se è del 74. Ovviamente i brani del repertorio sono quelli che hanno ancora lo stesso significato, sia che siano di 40 come di 20 anni fa, penso anche a “Italiani”. Mi sono divertito a fare la colonna sonora di questi giorni giocando tra vecchio e nuovo». La chiave di accesso alla musica di Edoardo Bennato è, ieri come oggi, l’ironia e la ridicolizzazione del potere, con cui racconta «schizofrenie e paranoie dell’Italia, strapazzata e strapazzante, ora sempre più divisa tra nord e sud», dice. E aggiunge: «la distinzione tra nord e sud nel nostro paese oggi è degenerata diventando tragica e comica, come il governatore della Campania che sembra la spalla di Totò». Nonostante “Non c’è” sia un album che, partendo dal passato, racconta il presente si tiene lontano dall’attualità del virus. «Cerco di parlarne il meno possibile, penso solo a chi è chiuso in casa in condizioni non certo privilegiate come le mia ad esempio. Considero - dice - che con la scienza e la conoscenza, in passato si sono risolti grandi problemi e così sarà anche questa volta. Sconfiggeremo ogni infezione e supereremo gli ostacoli. Sull’orlo del baratro si ottiene una spinta per fare. Spero che tutti in Italia si diano da fare, ma non so come». L’omonimo singolo che affianca l’uscita del disco (accompagnato da un bel video) ha un tratto autobiografico. «È il personaggio di una favola rock, un giovane musicista che suona per strada di fianco ai talent ma rifiuta di scendere a compromessi con il baraccone dorato della musica leggera, non vuole contatti con i mangiafuoco, i grilli parlanti o i gatti e la volpe e rifiuta di firmare i contratti. Per certi versi - confessa - lo invidio. Io ho sempre cercato il successo, di portare le mie canzoni o canzonacce a tanta gente. È giusto accettare i compromessi? Il fine giustifica i mezzi per cui non bisogna sentirsi in colpa. Raggiungere il successo è giusto. L’ho sempre pensato, anche quando, dopo il primo disco, mi dissero che non ero idoneo, che avrei fatto meglio a finire l’Università. Andai a suonare per strada - ricorda - poi quelli di Ciao2001 (storica rivista musicale degli anni ’70) mi fecero entrare nel giro dei concerti politici e lì raggiunsi la notorietà che mi permise di fare il secondo disco». “Non C’è” vede la collaborazione di Clementino, Morgan («due schizoidi paranoici») e il fratello Eugenio con cui ha scritto un brano durante il lockdown (“molto simile a “L’isola che non c’è”, è il sogno, l’utopia. Un pezzo irriverente».). Album da ascoltare. —

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