Il dolore
Rinasce la “Numero Uno” etichetta di Mogol e Battisti
LUCA TRAMBUSTI
Arriva durante la Milano Music Week la notizia del ritorno della Numero Uno, la storica etichetta milanese fondata nel 1969 da Mogol, con suo padre, Alessandro Colombini e Lucio Battisti. Mogol e Mara Maionchi, storico ufficio stampa dell’etichetta, passano virtualmente le consegne a Sony Music, ora proprietaria dell’etichetta, che, nelle persone di Stefano Patara, Sara Potente e Massimo Bonelli, ne ha pianificato il rilancio. In qualche modo la linea editoriale della storica etichetta, pur calandosi nel presente, ha una certa continuità. A oggi hanno già firmato per la Numero Uno: Iosonouncane, Colapesce e Di Martino e La Rappresentante di lista. Tre realtà già consolidate provenienti dalla scena indipendente italiana, artisti vicini alla moderna e nuova canzone d’autore. Ma alla porta della label ci sono già giovani artisti anche esordienti. Quello della Numero Uno - il cui logo fu disegnato da Guido Crepax, il padre di Valentina - è un passato glorioso, storico. Per l’etichetta (che ha terminato le sue pubblicazioni nel ’94 con “Hegel” l’ultimo disco di Battisti) hanno pubblicato (tra i tanti): Formula 3 (di Alberto Radius), PFM, Pappalardo, Lauzi, Toni Esposito, Ivan Graziani, Edoardo Bennato e soprattutto (dal 1972) Lucio Battisti. Anche solo questi nomi rendono idea di quale fosse la forza dell’etichetta milanese (distribuita dalla RCA) e quale possa essere l’emozione di tanti giovani di farne parte.. Certo, tutto è diverso da allora: musica, fruizione, discografia, ma per molti il nome Numero Uno è evocativo e richiama immediatamente un certo approccio musicale, artigianale e storicizzato. Proprio sulla valenza artistica, più che (solo) su quella commerciale, punta la nuova avventura della Sony.
La filosofia e l’approccio della Numero Uno e il suo essere indipendente all’interno di una major, ricorda lo schema già visto negli anni ’90 dove alcuni marchi con una logica da etichetta indipendente (Black Out con Polygram/Universal, Noys con Sony, Catapulta con Emi) hanno costruito grandi carriere di artisti italiani seminali (alcuni ancora attivi) lontani dal mainstream pop. Nel corso del “panel” è stata anche proposta un’intervista sinora inedita a Lucio Battisti in cui il grande artista racconta il rapporto con i media. «Non faccio più interviste - diceva nel ’76 alla vigilia dell’uscita di “Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera” - perché la stampa manipola le mie dichiarazioni. Dico delle cose e poi leggo altro. Alla cinquantesima intervista ho capito ed ho smesso. Eppure ancora oggi vedo delle mie dichiarazioni che non ho mai fatto o che sono del passato. Diverso - prosegue Battisti - è il rapporto con le radio. Lì non puoi essere manipolato, tutto è chiaro». Non un legame idilliaco, mentre lo era quello con Mogol di cui Battisti disse «il mio merito è di avere creduto a un pazzo» e del quale aveva un grande rispetto. «Non ho mai messo le mani su quello che ha scritto Mogol - dice sempre nell’intervista - eravamo in grande sintonia su ciò che lui raccontava, era il pensiero emotivo di un artista. Sono concetti di vita, anche oltre i facili entusiasmi». —
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