Il Tirreno

RILEVATA DA SONY MUSIC 

Rinasce la “Numero Uno” etichetta di Mogol e Battisti

LUCA TRAMBUSTI

3 MINUTI DI LETTURA





LUCA TRAMBUSTI

Arriva durante la Milano Music Week la notizia del ritorno della Numero Uno, la storica etichetta milanese fondata nel 1969 da Mogol, con suo padre, Alessandro Colombini e Lucio Battisti. Mogol e Mara Maionchi, storico ufficio stampa dell’etichetta, passano virtualmente le consegne a Sony Music, ora proprietaria dell’etichetta, che, nelle persone di Stefano Patara, Sara Potente e Massimo Bonelli, ne ha pianificato il rilancio. In qualche modo la linea editoriale della storica etichetta, pur calandosi nel presente, ha una certa continuità. A oggi hanno già firmato per la Numero Uno: Iosonouncane, Colapesce e Di Martino e La Rappresentante di lista. Tre realtà già consolidate provenienti dalla scena indipendente italiana, artisti vicini alla moderna e nuova canzone d’autore. Ma alla porta della label ci sono già giovani artisti anche esordienti. Quello della Numero Uno - il cui logo fu disegnato da Guido Crepax, il padre di Valentina - è un passato glorioso, storico. Per l’etichetta (che ha terminato le sue pubblicazioni nel ’94 con “Hegel” l’ultimo disco di Battisti) hanno pubblicato (tra i tanti): Formula 3 (di Alberto Radius), PFM, Pappalardo, Lauzi, Toni Esposito, Ivan Graziani, Edoardo Bennato e soprattutto (dal 1972) Lucio Battisti. Anche solo questi nomi rendono idea di quale fosse la forza dell’etichetta milanese (distribuita dalla RCA) e quale possa essere l’emozione di tanti giovani di farne parte.. Certo, tutto è diverso da allora: musica, fruizione, discografia, ma per molti il nome Numero Uno è evocativo e richiama immediatamente un certo approccio musicale, artigianale e storicizzato. Proprio sulla valenza artistica, più che (solo) su quella commerciale, punta la nuova avventura della Sony.

La filosofia e l’approccio della Numero Uno e il suo essere indipendente all’interno di una major, ricorda lo schema già visto negli anni ’90 dove alcuni marchi con una logica da etichetta indipendente (Black Out con Polygram/Universal, Noys con Sony, Catapulta con Emi) hanno costruito grandi carriere di artisti italiani seminali (alcuni ancora attivi) lontani dal mainstream pop. Nel corso del “panel” è stata anche proposta un’intervista sinora inedita a Lucio Battisti in cui il grande artista racconta il rapporto con i media. «Non faccio più interviste - diceva nel ’76 alla vigilia dell’uscita di “Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera” - perché la stampa manipola le mie dichiarazioni. Dico delle cose e poi leggo altro. Alla cinquantesima intervista ho capito ed ho smesso. Eppure ancora oggi vedo delle mie dichiarazioni che non ho mai fatto o che sono del passato. Diverso - prosegue Battisti - è il rapporto con le radio. Lì non puoi essere manipolato, tutto è chiaro». Non un legame idilliaco, mentre lo era quello con Mogol di cui Battisti disse «il mio merito è di avere creduto a un pazzo» e del quale aveva un grande rispetto. «Non ho mai messo le mani su quello che ha scritto Mogol - dice sempre nell’intervista - eravamo in grande sintonia su ciò che lui raccontava, era il pensiero emotivo di un artista. Sono concetti di vita, anche oltre i facili entusiasmi». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa