Gioco
De Palo, l’attrice con la valigia che ha realizzato i sogni a Londra: "Qui lavora chi se lo merita"
L'artista livornese esporta con orgoglio il suo talento: teatro, canto, mimo cinema. E anche uno “spot” per spiegare la Brexit agli italiani
LIVORNO. È sua la voce della ragazza che con aplomb britannico spiega la nuova normativa immigrazione post Brexit nello spot del Governo britannico che andrà in onda alla radio e in tv ed è lei che è tra i protagonisti di una produzione commissionata dalla Bbc, in vesti di cantante e performer solista e diretta dalla coreografa-regista irlandese Beatrice Allegranti, produzione di teatro e danza finanziata dall’Arts Council England e che debutterà in Norvegia nel 2021 per poi andare in tour europeo. Lei i è Chiara De Palo, livornese, vive a Londra da 17 anni, ma sarebbe più giusto dire che, almeno fino all’emergenza covid, ha vissuto tra aerei e aeroporti perché Livorno, la sua città, dove vivono i suoi genitori, insieme ai suoi ricordi di ragazzina, è sempre nel suo cuore…. «Sì in effetti vengo spesso, c’è un’aria che mi rigenera, inforco la bici e mi faccio delle meravigliose pedalate sul mare fino a Castiglioncello anche. Poi i miei genitori, è soprattutto per loro che vengo, ho bisogno di vederli spesso, stare con loro».
Chiara il palcoscenico ce l’ha nel dna. Ha iniziato a studiare canto a 5 anni alla Scuola di musica di Fiesole sotto la guida di Maureen Jones per poi giovanissima proseguire con la lirica. E musical-theatre, gospel, jazz, soul ed improvvisazione. Il teatro è arrivato un po’ per caso («scrissi un articolo su una scuola di recitazione e rimasi folgorata da questo mondo») ma lei lo ha preso subito di petto studiando al Verdi di Pisa, al Metastasio di Prato, al Laboratorio Nove di Barbara Nativi, e ancora scuola di mimo con Michele Monetta, una borsa di studio per merito al Master in Musical-Theatre presso la Bernstein School of Music and Drama a Bologna, prima scuola di musical nata in Italia. E tante altre esperienze, senza mai smettere di studiare e aggiornarsi.
Ora lavora tra Londra, Italia e un po’ tutto il mondo. E nel suo curriculum scorrono nomi di registi celebri come Terry Gilliam, Mike Figgis, Paul Katis, Robert Carsen. In Italia con Gabriele Lavia ha recitato in “Vita di Galileo” come cantante attrice e con Giancarlo Cauteruccio ha debuttato in ruolo di protagonista assoluta di cantante e performer all’Opera di Firenze per il Maggio Musicale Fiorentino in “Tre Movimenti di Luce” remake della Divina Commedia.
Perché la scelta di emigrare?
«L’Italia mi stava stretta, sentivo di aver compito un percorso. La laurea n Scienze Politiche Internazionali a Pisa, gli studi, tante belle esperienze anche di lavoro. Ma volevo fare il mio lavoro con dignità e professionalità entro un contesto ed una realtà che non trovavo in Italia dove il merito, il talento e lo studio spesso non sono nemmeno valutati e riconosciuti. Ed è poi altro che ti manda avanti invece. Così a Londra mi sono poi specializzata in Musical-Theatre presso Royal Academy of Music ed in studi vocali presso Guildhall School of Music and Drama, proseguendo poi con docenti del panorama jazz internazionale come Cleveland Watkiss e Randolph Matthews; teatro fisico presso Ecole de Mime Corporel Dramatique, Frantic Assembly, Complicite Theatre. I molteplici studi vocali mi hanno portato a creare uno stile variegato e ricco nel suo genere “unico”e molto personale che consta di elementi lirici, jazz, soul, musical-theatre, gospel ed improvvisazione. Londra poi mi ha riportato a lavorare anche in Italia con maestri come Gabriele Lavia e Giancarlo Cauteruccio con cui ho debuttato in vesti di cantante e performer solista assoluta all’Opera di Firenze parte del Maggio Musicale Fiorentino. Poi sono volata in Svizzera con il mio eccellente compagno di viaggio Gabriele Baldocci anche lui emigrato a Londra da Livorno da anni. Insieme abbiamo eseguito un bellissimo Enoch Arden al Martha Argerich Project parte del Lugano Festival. A Londra, ho avuto modo di collaborare con musicisti quali Rowland Sutherland, Ansuman Biswas, Beibei Wang, Pat Thomas, Cleveland Watkiss. Al momento, in questo periodo di lockdown a Londra, comunque si va avanti».
Ha appena terminato di registrare la campagna pubblicitaria per il Governo Britannico sulla nuova normativa immigrazione post Brexit...
«E ebbene si sarò la voce “prestata” per il Governo. Un’esperienza interessante, spero di poter essere utile a chi straniero, italiano, dovrà misurarsi con la Brexit».
Ruoli per le donne: è più facile trovarli in Gran Bretagna?
«Ci sono più ruoli (o solo ruoli) per donne che sono attrici vere e proprie ossia in questo Gran Bretagna si lavora perché si è studiato per fare gli attori, si ha del talento e si è giusti per il ruolo e non solo per l’aspetto estetico o altri “ingredienti” che non hanno niente a che fare con la professione vera e propria. Non so se mi spiego…la valletta non esiste ed è un gran sollievo e rispetto per la figura femminile. In questo paese c’è molto rispetto e riconoscimento per la professione e chi la esercita, a partire dalla formazione. E quindi una forte selezione e competizione».
Perché Londra?
«Perché ha una tradizione storica per il teatro. Considero la formazione artistica anglosassone tra le migliori in qualità e completezza. È una formazione tridimensionale che include la recitazione, il canto e la danza senza necessariamente incorrere in una formazione di musical-theatre. L’attore deve sapere far tutto e bene cosi come il danzatore o il cantante. È un’arte a tutto tondo. Inoltre, grazie a mio padre ed ai suoi viaggi di lavoro in Gran Bretagna e resto del mondo ho sempre amato tutto ciò che fosse di matrice anglosassone dalla lingua alla cultura studiandola fin da piccola. Mi ricordo con babbo leggevamo libri inglesi durante le vacanze estive e lui mi insegnava la corretta pronuncia. Avevo 11 anni. Mi piace incontrare e lavorare con registi ed artisti provenienti da tutto il mondo, dall’Europa al Giappone, agli Stati Uniti all’Africa. Trovo che la “diversità” sia elemento fondamentale per la crescita umana ed artistica. Apre la mente e libera dai pregiudizi. Ti spinge ad un costante e produttivo confronto».
Livorno: cosa le manca e cosa non le manca?
«Livorno ha la sua calma, la sua realtà molto pittoresca fatta di personaggi unici e da film, il mare ed il clima dolce, la sua leggerezza, i suoi profumi di pino e mare mescolati. E la schiacciata migliore che si possa trovare! Mi mancano le mie lunghe pedalate fino a Castiglioncello e gli scherzi dei ciclisti che ormai mi conoscono come la “signora del Romito con la bici Falaschi”! Ed il Ginori, il mio caffè per il break prima del rientro. Non mi manca il pressappochismo, la sporcizia dei marciapiedi, un po’ d’ignoranza, la realtà teatrale e musicale molto limitata che spinge spesso ad andarsene, uno scenario culturale limitato, la difficoltà nel proporre delle stagioni diverse, di teatro di ricerca e di un certo livello con artisti sia locali che “forestieri”. Il limite di un solo teatro di main stream da tanti che ce ne erano. Mi ricordo la bellissima Gran Guardia dove giovanissima vidi un grande Gigi Proietti ed il meraviglioso Paolo Poli ed altri, una strepitosa Milva alla Goldonetta».
Cosa consiglierebbe a una giovane attrice italiana ?
«Parti, vai all’estero fin da giovane, assimila tutto di quello che vedi e vivi, le persone, la società, le lingue, stdia, ricerca, confrontati con artisti di diverse culture e mondi, non fermarti al compromesso o alla via più semplice…studia e studia». —
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