Il Tirreno

FESTIVAL DEI POPOLI 

Chiarini: io e il fascismo online alla Compagnia

G.R.

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FIRENZE

C'è la Grande Storia e ci sono le piccole storie. Che poi per chi le vive e per chi le eredita tanto piccole non sono. Lo storia del Novecento incrocia due conflitti mondiali, un capitombolo di eventi che scuote un secolo breve che di fatto è stato lunghissimo e le cui scie pesano ancora. Le conseguenze di una vita, o per meglio dire di scelte che segnano la vita, calcano la memoria di Duccio Chiarini, cineasta toscano con studi alla London Film School, che pescando a ritroso fra le vicende di casa buca il velo delle reticenze e realizza "L’occhio di vetro", rintracciabile sulla piattaforma Più Compagnia, che fino a domenica ospita la programmazione del Festival dei Popoli numero 61. L'occhio di Chiarini intreccia le due facce della medaglia, gli scorci della nostra storia con i risvolti della sua famiglia, partendo dalla Grande Guerra e di come i suoi nonni l'hanno vissuta. Al centro del documentario, prodotto da Asmara Films e Istituto Luce, c'è un diario redatto da Ferruccio Razzini, un ragazzo pisano di quindici anni, figlio di un eroe del 15/18, che si ritrova a combattere tra le fila dei repubblichini, anche dopo la morte di Mussolini e la liberazione dell'Italia. «Non ricordo il giorno in cui, bambino, venni a sapere che i miei nonni materni erano stati fascisti – spiega Chiarini - né tantomeno ricordo come venni a saperlo, ma ricordo perfettamente il giorno in cui da adolescente mi resi conto di quello che significava. Quel giorno la parola fascismo uscì dai libri di scuola e si frappose yrtra me e le persone più amate, rendendo torbido tutto ciò che per anni era stato cristallino. Del ventennio, in casa di mia madre, non si parlava mai: ma più quella parola veniva rimossa più essa diventava un’ambigua e inquietante presenza». —G.R.

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