Il Tirreno

Capitale della cultura, Volterra in corsa Pisa la prende male: bocciati tre volte...

Capitale della cultura, Volterra in corsa Pisa la prende male: bocciati tre volte...

Uscita la rosa delle dieci candidate: la rivincita di Dario Danti, dalla Torre pendente al teatro Romano

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VOLTERRA

Il Teatro Romano batte... la Torre pendente. Proprio così: vince Volterra, perde Pisa. E non era certo un derby di secondo piano: in palio c’è la corsa a Capitale italiana della cultura 2022. Ventotto candidate, tre di queste toscane (in lizza c’era anche Arezzo). La commissione ha definito la “shortlist”, le dieci che si contenderanno il titolo. E tra queste, insieme ad Ancona, Bari, Cerveteri (Roma), L’Aquila, Pieve di Soligo (Treviso), Procida (Napoli), Taranto, Trapani, Verbania (Verbano-Cusio-Ossola), c’è Volterra, «la capitale dell’Etruria, baluardo dell’intera Toscana», come ha sottolineato il presidente della Regione Eugenio Giani.

Volterra continua a sognare, Pisa no. E, al di là della storia, delle ricchezze, delle bellezze dei due territori, la sfida era anche politica, tra la leghista Pisa e una Volterra guidata da un’amministrazione di centrosinistra, dove la delega alla cultura è stata affidata dal sindaco Giacomo Santi a quel Dario Danti che in passato aveva rivestito lo stesso incarico nella giunta pisana guidata dall’allora sindaco Pd Marco Filippeschi e che è uno dei grandi oppositori ad alcuni provvedimenti dell’attuale giunta. Insomma, una rivincita a tutti gli effetti. Anche se il diretto interessato gioca la carta del fair play: «Quando venne ufficializzata la candidatura di Pisa, successiva a quella di Volterra – sottolinea – dichiarai che avrebbe vinto il migliore. Non è un giudizio sulla città, ma sul dossier. Mi auguro, come tutta la squadra che lavorerà fino a gennaio, che anche Pisa e Arezzo si uniscano agli oltre 52 sindaci che già spingevano per raggiungere il difficile risultato finale».

Intanto all’ombra della Torre è polemica. Il sindaco Michele Conti sottolinea che per la città si tratta della terza bocciatura dopo le due incassate dalle giunte di centrosinistra, nel 2013 (candidatura a Capitale europea) e due anni più tardi (corsa a Capitale italiana, come stavolta). Ma intanto il Pd chiede le dimissioni dell’assessore Pierpaolo Magnani.

E Volterra? Si gode il primo traguardo, consapevole della forza della sua candidatura (supportata da un territorio intero), del comitato diretto da Paolo Verri e del suo dossier, intitolato Rigenerazione umana, tema che qui ha radici profonde, a partire dalle esperienze della Compagnia nata nel carcere della Fortezza e dell’ex Ospedale psichiatrico. Volterra ha dato l’immediata disponibilità a collaborare con le altre città finaliste per costruire un palinsesto comune che possa diventare un’ occasione di rete tra le città di media e piccola dimensione. «Il dossier è uno strumento che ci servirà anche per gli anni futuri – commenta il sindaco Santi –. Chiediamo al ministro Franceschini e al presidente della Commissione Baia Curioni di convocare una riunione tra tutte le città finaliste. Vogliamo proporre di costruire una rete di sindaci per il 2022, con un palinsesto comune che possa coinvolgere anche le escluse dalla finale: vogliamo superare l’Italia dei campanilismi».

Il verdetto arriverà il 18 gennaio 2021. —

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