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“Uomini di pietra”, una serie racconta la storia dei cavatori

“Uomini di pietra”, una serie racconta la storia dei cavatori

Ambientata sul Monte Altissimo della società Henraux, fondata 200 anni fa La strada e i capolavori di Michelangelo, il Duomo di Firenze, San Pietroburgo 

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SERAVEZZA

Non c'è materia che racchiuda in sé allo stesso tempo tanta delicatezza e forza, lusso ed essenzialità, candore e maestosità. Gli antichi romani lo hanno usato per omaggiare con le gesta dei grandi imperatori e condottieri. Michelangelo ha saputo plasmarlo come fosse materia viva. Ancora oggi è una delle sfide più ardue, dove conciliare muscoli e fine artigianato. Per la prima volta una serie tv racconta il marmo e il mondo dei suoi cavatori. Anzi, degli “Uomini di pietra”, come il titolo delle sei puntate in esclusiva su Dmax (canale 52) da giovedì 19 novembre alle 21.25 (e sulla piattaforma Dplay Plus).

Protagoniste, le cave del Monte Altissimo di Henraux nel Comune di Seravezza sulle Alpi Apuane versiliesi, il più grande bacino marmifero del mondo e storico sito verso il quale lo stesso Michelangelo aprì la strada nel 1517. E Paolo Carli, presidente di Henraux, con i suoi uomini, a fronteggiare le sfide quotidiane di un lavoro che da secoli incarna il desiderio di perfezione degli esseri umani.

«La nostra è una storia lunga duecento anni», racconta Carli. Era infatti il 20 gennaio 1821 quando Jean Baptiste Alexandre Henraux fondò con Marco Borrini la Società che oggi porta il suo nome. Queste cave, prezioso scrigno di storia, nei secoli hanno rifornito lo Zar di Russia per la costruzione della Cattedrale di Sant'Isacco a Pietroburgo, la facciata del Duomo di Firenze, Santa Maria del Fiore e poi nel Novecento l'abbazia di Montecassino danneggiata dalla guerra, il pavimento policromo di San Pietro in Vaticano per Papa Giovanni XXIII e ancora il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York come la Grand Mosque di Abu Dhabi fino al Taikoo Place di Hong Kong. «Oggi - prosegue Carli - rappresentiamo la filiera completa nella lavorazione del marmo, dalla coltivazione ed estrazione fino al prodotto finito nei tre ambiti cui da sempre lavora l'azienda: architettura, design e arte».

«Siamo curiosi di vedere come la tradizione viene letta in chiave moderna e televisiva - aggiunge il sindaco di Seravezza Riccardo Tarabella - Come la serie racconterà i cavatori d'oggi, il loro mondo, le difficoltà quotidiane, l'impegno e, perché no, anche l'orgoglio che mettono nel fare un mestiere così antico e radicato nel nostro territorio».

Per la prima volta, infatti, questi uomini interpretano se stessi, raccontando il proprio lavoro fatto di forza, di esperienza e fatica, di grande passione e di tradizioni tramandate di padre in figlio, in uno dei territori della Toscana più singolari e conosciuti al mondo come eccellenza del Made in Italy. Proprio qui, a 1.200 metri di altezza, Paolo Carli gestisce quattro diverse cave - la cava Russia, la Catino Alto, la Piastrone e la Buca - dando lavoro a oltre 150 persone.

Dal preziosissimo Statuario dell'Altissimo, ai pregiati Arabescato e Versilys, ai Bianco Piastrone e bianco Buca, qui da oltre 2000 anni si “coltiva” il marmo - come si dice in gergo - e ogni blocco ha la sua storia.

L'intera squadra sa che ogni giorno bisogna dare il massimo, perché l'incognita è dietro l'angolo: nessuno all'inizio di un taglio può sapere se la vena scelta darà il blocco perfetto oppure si spezzerà non appena staccata dal monte. Una lotta quotidiana contro gli imprevisti, tra clienti esigenti, consegne da rispettare e soprattutto, la salvaguardia della montagna, il più prezioso dei tesori.

Seguendo l'attività di Paolo e dei suoi uomini, dai capi cava ai responsabili delle attività produttive e commerciali, si scoprirà ciò che ruota intorno all'intera filiera, tra scenari lunari e panorami mozzafiato. —

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