Proteste
«Alla corte Windsor è difficile alternare ragione sentimento»
Peter Morgan, il creatore di “The Crown” da oggi su Netflix «Facile scrivere la storia, complicato trovare i punti-chiave»
GIANMARIA TAMMARO
Alcuni racconti basano tutto sull’epica del cuore. Altri, invece, si affidano all’epica della mente. In The Crown, soprattutto in questa quarta stagione, disponibile da oggi su Netflix, ci sono entrambe. Le storie d’amore si alternano alle storie di vita vissuta, di cronaca. Alla paura di non farcela, si aggiunge la paura di non essere abbastanza. E negli occhi di lui, o di lei, brilla la luce dell’incertezza. In mezzo, inamovibili e granitiche, restano la Regina Elisabetta e una tradizione che va indietro nei secoli, che raccomanda distacco, discrezione, freddezza. La famiglia reale inglese è una delle famiglie più famose del pianeta, e Peter Morgan, il creatore della serie, lo sa bene. Ma sa anche che per appassionare gli spettatori serve qualcos’altro. Serve un ponte, un elemento di contatto, un richiamo profondo ed efficace; serve una radiografia istantanea della sostanza stessa delle cose. In questa stagione rimette in scena lo scontro tra Margaret Thatcher, interpretata da Gillian Anderson, e Elisabetta II, interpretata da Olivia Colman. E rimette in scena anche la genesi del grande amore tra Diana, interpretata da Emma Corrin, e Carlo, interpretato da Josh O’Connor. Ogni sequenza ha la sua sceneggiatura, ha il suo tono, ha il suo andamento. I primi due episodi, mostrati in anteprima giovedì scorso da Ted Sarandos, co-Ceo di Netflix, mettono le basi per una stagione piena di momenti straordinari. Il governo della Thatcher viene usato come unità di misura: il racconto, ribadisce Morgan, copre la durata del suo mandato. La cosa più importante è un’altra. Nel primo episodio, c’è l’addio a Lord Mountbatten, interpretato da Charles Dance, un padre per Filippo, marito di Elisabetta, e per Carlo, che è sempre cresciuto da solo. La sua scomparsa è il punto di rottura: quello che metterà in moto gli eventi futuri. Nel secondo episodio, i pezzi della scacchiera vengono riordinati, e Diana arriva nella tenuta scozzese di famiglia, per partecipare alla caccia al cervo. È come un provino. Come la puntata di un talent show. Senza pubblico, senza share, senza palco. Ma con una giuria agguerritissima, formata dai reali inglesi. Il primo a credere in Diana è Filippo, interpretato da Tobias Menzies. «Il nostro lavoro come attori è avvicinarci a queste persone – spiega Menzies –, provare a capirle. Gli spettatori devono vederle come esseri umani, mogli, mariti, figli; devono vederli come una famiglia». Vanno a caccia insieme, e insieme mettono a segno il colpo vincente. Filippo si affeziona a Diana, a questa ragazzina che gli fa i complimenti, ride alle sue battute, lo elogia come un grande condottiero. E quindi insiste, parla con Carlo, lo convince: devi sposarla. Dall’altra parte dell’Inghilterra, Camilla, interpretata da Emerald Fennell, soffre. Ascolta in silenzio la confessione di Carlo e si prepara al peggio.
«Scrivere una storia del genere è facile – dice Morgan –, la cosa difficile è dividerla in episodi, trovare i punti salienti, alternare il tono. Diana è una figura particolare, divide, ha lasciato un’eredità molto importante». «Tutti si riconoscono in questa famiglia – interviene Colman – perché fanno le stesse cose che facciamo anche noi». «Peter è stato capace di catturare le sfaccettature dei personaggi – sottolinea Corrin –. Tutti possono essere simpatici, petulanti, felici o tristi. Lui è riuscito a fotografare la complessità delle persone». «Questa storia – continua O’Connor – fa parte della nostra cultura, di quello che siamo. Diana è stata la prima, vera celebrità moderna». Epica del cuore ed epica della mente. «La cosa che mi ha colpito di più della Thatcher – ammette Anderson – è stato il suo senso dell’umorismo. Spesso sorrideva, scherzava». The Crown, che è una delle serie tv più belle del piccolo schermo, unisce ragione e sentimento, fatti e indiscrezioni, e li mescola e li trasforma nell’ossatura, nella musica, del racconto. —
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