Gioco
La piastrina del militare che cantava a Livorno rispunta nel bosco dopo 80 anni e torna a casa
Il ritrovamento a Castellaccio, grazie all’intuito di un appassionato di storia militare e di ricerche con il metal detector
la storia
Roberto Riu
È bastato smuovere appena il terriccio sotto il fogliame per vedere apparire praticamente intatta la piastrina metallica di riconoscimento di un soldato italiano che l'aveva perduta un'ottantina d'anni fa nei pressi del Castellaccio durante la Seconda Guerra Mondiale: a fare la scoperta è stato Fabio Filippi, dipendente Asl, componente del Gruppo Archeologico-paleontologico livornese e grande appassionato di storia militare e di ricerca col metaldetector: «È un hobby – spiega – che coltivo da diversi anni e che mi ha portato spesso a collaborare con le Forze dell'ordine e con la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Livorno e Pisa». Forse perduta durante le manovre di addestramento sul posto, la piastrina di riconoscimento, recante ancora la catenella per tenerla appesa al collo, essendo ben conservata ha consentito di conoscere agevolmente il suo possessore ovvero Fioravante Gradassi, di Sabatino e Maria Giusti, classe 1919, proveniente da Capannoli (Pisa), numero di matricola 6032 – (102), quest'ultimo numero indicativo del distretto militare di appartenenza ovvero Pisa.
Dopo il ritrovamento, avvenuto nel giugno scorso, Filippi si è messo subito all'opera per trovare gli eventuali parenti del Gradassi inoltrando per cominciare una richiesta formale di notizie all'ufficio anagrafe del comune di Capannoli.
La risposta arriva, inaspettata, qualche settimana dopo quando attraverso il gruppo Facebook “Sei di Capannoli se...”, che ha parecchie centinaia iscritti, ottiene l'indicazione di contattare Stefania Gradassi, una delle tre figlie di Fioravante. Quasi in contemporanea è giunta anche la risposta dal Comune di Capannoli dove nei giorni scorsi, in un clima di grande commozione, Stefania Gradassi è stata invitata per la riconsegna della piastrina militare appartenuta a suo padre da parte di Fabio Filippi. Durante il breve incontro, presente anche Francesca D'Ovidio, funzionaria del Comune di Capannoli, Stefania Gradassi ha ricordato la figura di suo padre, tornato dalla guerra e deceduto nel 1989: «Mio padre – racconta – fu arruolato in fanteria e svolse il servizio di leva presso una caserma di Livorno.
In seguito fu dapprima mobilitato per imbarcarsi verso l'Albania, ma all'ultimo momento venne invece destinato alla Corsica. Questo forse gli salvò la vita poiché diversi suoi commilitoni mandati in Albania non fecero mai più ritorno». L'occupazione italiana della Corsica ebbe luogo nel novembre del 1942 inviando le divisioni di fanteria “Cremona” e “Friuli”, della quale l'88° Reggimento (a cui probabilmente apparteneva Gradassi) era di stanza a Livorno.
Entrambi le grandi unità del Regio Esercito Italiano si distinsero dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 riuscendo a contrastare e sopraffare le truppe tedesche presenti sull'isola per poi tornare in continente ed unirsi agli Alleati come forze cobelligeranti contro i nazifascisti.
Nel 1964 i caduti della divisione “Friuli”, di cui due reggimenti erano di stanza nella nostra città, sono stati traslati dalla Corsica a Livorno e collocati nel Sacrario militare del Cimitero comunale dei Lupi dove da allora sono commemorati ogni prima domenica di ottobre. Nella foto che ritrae il giovane Fioravante Gradassi in divisa lo vediamo mentre suona la fisarmonica a testimonianza di una sua grande passione: «Mio padre – continua - amava la musica e la bicicletta con la quale percorreva la tratta da Capannoli a Livorno per andare a prendere lezioni di canto da un professore che insegnava a Livorno. Aveva una voce da tenore straordinaria ed una vocazione artistica per il canto, purtroppo stroncata dagli eventi bellici».
Tornato a casa dopo la guerra Fioravante Gradassi iniziò quindi a lavorare come apprendista falegname imparando il mestiere da un famoso maestro d'ascia del paese: «La manualità e l'estro artistico non gli mancava neanche in quel campo. Così dopo pochi anni aprì una propria attività ed ebbe successo. La sua azienda commercializzava mobili in tutto il territorio nazionale arrivando a dare lavoro a trentacinque dipendenti». —
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