Gioco
Addio Santagata, maestro con Pisa nel cuore. Dante, l’insegnamento e l’ironia dei grandi
Il docente e scrittore si è spento a 73 anni: si era laureato alla Normale, aveva vinto il Campiello nel 2003 e lo Stresa nel 2006
Combatteva con la malattia da tempo, ma nonostante tutto continuava a lavorare, immerso nelle sue passioni. Poi il ricovero e l’ultima spinta fatale del Covid. Si è spento così Marco Santagata, tra i massimi studiosi di Dante, Petrarca e di lirica ottocentesca italiana.
Aveva 73 anni, era nato a Zocca, sull’appennino modenese, dove sabato si svolgeranno i funerali. È lo stesso paese di Vasco Rossi. «Siamo compaesani, molto amici. Sono un ammiratore di Vasco, da sempre», diceva Santagata del rocker.
Un intellettuale poliedrico: scrittore, storico della letteratura, critico e professore universitario (laureato nel 1970 alla Scuola Normale e cattedra di letteratura italiana all’Università di Pisa). Da eminente rappresentante dell’italianistica universitaria, aveva fondato l’Adi-Associazione italianisti italiani.
Il grande amore per i classici lo aveva portato nei suoi romanzi. Nel 2003 aveva vinto il premio Campiello con “Il maestro dei santi pallidi” e nel 2006 il premio Stresa di narrativa con “L’amore in sé”. Per le sue pubblicazioni scientifiche aveva ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Luigi Russo per la critica letteraria, quello di storia letteraria Natalino Sapegno e il Giosuè Carducci.
Se il mondo accademico e quello della cultura lo piangono, la “sua” Pisa è rimasta sbigottita oltre che assai commossa. «Ciao Marco, quanto mi mancherai! Le passeggiate sui lungarni, i consigli di lettura, i ricordi dei bei tempi che furono, qualche comune rimpianto, qualche comune antipatia, gli incontri in libreria e quelli ora qui ora là, l’ultimo se ben ricordo a Volterra, dove commemorasti da par tuo Umberto Carpi, un altro che mi manca», è il ricordo di un altro scrittore pisano, Athos Bigongiali.
La carriera universitaria di Santagata, legata alla passione per la narrativa, si intersecava con la partecipazione alla vita cittadina, da residente del quartiere San Martino, nel centro storico. «Negli anni in cui ho fatto il sindaco di Pisa faceva parte di un piccolo gruppo di personalità pisane che consultavo periodicamente, una sorta di “consiglieri esterni”», dice Paolo Fontanelli. «Ma poi, vivendo nello stesso quartiere, ci incontravamo più frequentemente e parlavamo di tutto. Era, come si dice, o si diceva, un intellettuale di sinistra impegnato. Lo faceva sempre con notevole spirito critico e con una buona dose di ironia».
«È stato uno dei grandi maestri del nostro ateneo e il vuoto che lascia difficilmente sarà colmabile. Anche per questo, in segno di riconoscimento, avevo pensato a lui come professore emerito», rivela il rettore Paolo Mancarella.
Da poco Santagata aveva consegnato a Guanda, il suo editore, un nuovo romanzo su Dante che verrà pubblicato nella prossima primavera. Dante era protagonista della sua opera sia critica che narrativa. Con il romanzo dantesco “Come donna innamorata”, Santagata era stato finalista nel 2015 al Premio Strega. Non a caso faceva parte del Comitato nazionale per le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri nel 2021. Il sindaco di Pisa, Michele Conti, prende un impegno: «Vogliamo trovare il modo di ricordare il valore dei suoi studi organizzando a Pisa un appuntamento in occasione delle celebrazioni ufficiali per Dante».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
