«Il nuovo 007 sarò io, una donna nera: così James Bond mi passa il testimone»
Lo rivela Lashana Lynch, accanto a Craig in “No time to die”. Si scatenano gli odiatori della rete, contrari alla rivoluzione
Lo si sussurrava da mesi, tra un rinvio e l’altro del film a causa del Covid: in No Time to Die James Bond si ritirerà in Giamaica e verrà sostituito da un altro 007, una donna di colore. Lo ha confermato la stessa attrice che interpreta la parte, Lashana Lynch, nata a Londra e di origini caraibiche. Sean Connery non avrebbe dato alcuna importanza alla cosa, di Bond non voleva più sentir parlare. Ma Ian Fleming, razzista e misogino com’era, si starà rivoltando nella tomba: meglio che la Spectre conquisti la Gran Bretagna, piuttosto che una donna dalla pelle scura riceva da «M» la licenza di uccidere. Intendiamoci, sostituire Daniel Craig per una parte del film non garantirà a Lashana Lynch, apprezzata per il ruolo del capitano Maria Rambeau in Captain Marvel, di diventare 007 a tutti gli effetti nel prossimo Bond. Ma già il fatto che accada per qualche decina di minuti, prima che l’inossidabile 007-maschio-bianco torni in azione, ha scatenato un bel putiferio. L’attrice è stata oggetto di pesanti attacchi dagli odiatori della rete e ha dovuto cancellarsi dai social.
«Sono una donna nera - ha detto a Harper’s Bazaar - se fosse stata scelta un’altra donna nera nel ruolo avrebbe avuto gli stessi attacchi, gli stessi abusi. Devo solo ricordare a me stessa che la conversazione è in corso e che sono parte di qualcosa che sarà molto, molto rivoluzionario». Il suo personaggio, Nomi, è stato costruito dalla sceneggiatrice Phoebe Waller-Bridge e dal regista Cary Joji Fukunaga in modo da essere “credibile e anche un po’ goffo”. «Ho cercato almeno un momento nella sceneggiatura - ha aggiunto Lynch - in cui il pubblico afroamericano potesse annuire con la testa, contento di vedere rappresentata la sua vita reale».
Quanto saranno contenti gli appassionati di Bond lo si vedrà all’uscita del film il 2 aprile 2021. L’autore più famoso di romanzi di spionaggio, John Le Carré, aveva definito 007 «un gangster neofascista» e Fleming un inventore di frottole, ma Sean Connery aveva smussato tutti gli angoli e le ruvidezze del personaggio, dandogli fascino ed eleganza. C’era bisogno di un cambiamento così forte? Probabilmente, i produttori hanno voluto tastare il terreno per vedere fino a che punto potevano spingersi avanti nel rinnovare una formula che comincia a mostrare qualche segno di stanchezza. Daniel Craig è al suo quinto e ultimo Bond, un ruolo che recita ormai da 15 anni. E’ vero, come ha detto Ursula Andress, che Craig a confronto di Connery sembra un pugile russo suonato, ma sarà comunque difficile trovargli un sostituto all’altezza. Fare circolare la voce che potrebbe trattarsi di una donna, e magari di una donna di colore, e provare a vedere che effetto fa mostrandola nel film in cui Craig si congeda, serve a decidere meglio le prossime mosse. Hollywood ha giustamente deciso di inserire in ogni produzione attori afroamericani e di rappresentare maggiormente le minoranze etniche. Si vedono anche sempre più cinesi, perché sono quelli che finanziano le produzioni e vanno a vedere i film. Ma con Bond questo terreno è molto scivoloso: toglietegli l’alcol, il fumo, le donne usa e getta, la Walter PP, le auto veloci e lo sciovinismo machista, e smetterà di essere 007, diventerà uno dei tanti agenti segreti che chiunque potrà interpretare. Se Bond dopo 57 anni è fuori dal tempo, meglio che muoia anche lui, ucciso dall’ultima sigaretta e dall’ultimo Martini, tra le braccia dell’ultima Bond-girl. —
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