Gioco
Maisano, il reporter col cellulare Sei puntate di inchieste su Tv8
Servizi realizzati in solitaria usando lo smartphone «Parleremo di energia, migranti e moda: senza filtro per raccontare la realtà»
Su TV8 in sei puntate, ogni mercoledì in seconda serata, subito dopo Xfactor (in chiaro la puntata del giovedì precedente su Sky) andrà in onda la seconda stagione di “Piacere Maisano”, un programma di approfondimento sui temi del presente e del futuro. Marco Maisano, autore e conduttore di questo spazio d'informazione, nelle sei puntate tocca argomenti d’attualità: l’energia, la moda, l’immigrazione, il complottismo, la quarta età e le baraccopoli. Il tutto viene trattato con un taglio che definisce «leggero e legato all’intrattenimento, senza però essere mai superficiale. Questa trasmissione - confessa Maisano - mi è cucita addosso, perché io sono cosí, tutto deriva dal mio carattere. Sono serio, mi appassiono a ogni cosa, però non riesco a non avere anche uno sguardo leggero, non posso non sdrammatizzare». Così Maisano, nato in Calabria ma cresciuto ad Arezzo, ha scelto con un criterio ben preciso gli argomenti di queste sei puntate. «Mi interessa approfondire la realtà, ciò che mi circonda. Ad esempio la moda - dice - Tutti la conoscono e pensano di poter dire come funziona. In realtà è un mondo complesso con molti particolari e io ho voluto raccontare ciò che non vedi di questa realtà, entrare nelle cose e sviscerarle». La puntata che gli sta più a cuore e di cui è più soddisfatto è quella relativa all’immigrazione, registrata in Ghana (sarà la terza della serie). «L’emigrazione è un tema attuale e mal raccontato - dice - Non c’è approfondimento e c’è un approccio ideologico, ci si schiera a casaccio. L’immigrazione ha meccanismi mai banali e nessuno parla dei profughi non economici che arrivano per problemi climatici e ambientali. Io - prosegue - ho parlato con i ragazzi del Ghana, prima della loro partenza».
La realizzazione di “Piacere Maisano” dal punto di vista tecnico è essenziale: una piccola telecamera e un cellulare e tanta strada da fare. «Essere da solo - spiega - mi permette di entrare ovunque, con una troupe sarebbe molto più difficile infilarsi, difficile essere invisibili, come invece riesco ad essere da solo. Le persone che incontro si dimenticano della telecamera per cui le reazioni sono vere e a caldo. Se la telecamera è un filtro, legato alle dimensioni della stessa, il cellulare invece annulla completamente ogni barriera». Pienamente soddisfatto di questa seconda esperienza Maisano confessa che lo scopo del programma è «che spinga ad approfondire - dice - non voglio insegnare nulla ma incuriosire le persone su temi che devono occupare la mente». Le sei puntate sono state registrate alcune prima dell’arrivo della pandemia, altre alla fine del lockdown. In particolare quella del Ghana è stata molto complicata: «ho dovuto fare mille tamponi, da noi e in quel paese. Ma - aggiunge - ne è valsa la pena. Ora il giudizio spetta al pubblico, che è la cosa più importante». —
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