Il Tirreno

la crisi della satira  

Salvagente per Il Vernacoliere «Servono 5.000 abbonati» Cardinali: chiudo solo se muoio

mauro zucchelli

La telefonata del sindaco  labronico Luca Salvetti: faccio  l’abbonamento. Solidarietà da Pisa: lo fate voi livornesi ma se non lo leggiamo noi pisani...

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livorno

«Cari lettori, cari amici, il Vernacoliere sta sempre più lottando per la sua sopravvivenza». Il direttore-editore Mario Cardinali il proprio “messaggio in bottiglia” l’ha affidato al web per raccontare le difficoltà del giornale satirico più irriverente d’Italia le cui locandine sono diventate ormai cult. Prima all’insegna dello sfottò campanilistico da livornesi vs. pisani (come “È nato un pisano furbo” per il tremendo effetto della radioattività di Chernobyl), poi l’epopea contro Berlusconi e poi Salvini, ora il lockdown (“Conte lasciaci trombà”).

L’«appello sentitamente urgente» di Cardinali prende le mosse dal calo di copie che caratterizza tutta l’editoria cartacea: nel caso del mensile livornese si è scesi dai record di 60mila copie vendute ai tempi di Mani Pulite o Berlusconi fino alle 10-15mila attuali. Risultato: c’è bisogno di 5mila abbonamenti per tenere in piedi la baracca.

Guai però anche solo a parlare di chiusura? «Il Vernacoliere chiuderà solo il giorno in cui mi metteranno la corona di fiori sulla bara, state tranquilli», afferma Cardinali non senza l’immancabile gesto scaramantico.

È bastato però che Cardinali lanciasse quest’appello ed ecco che il primo a chiamarlo è stato il sindaco livornese Luca Salvetti: «Volevo andarlo a trovare in redazione per abbonarmi ma mi ha detto che gli uffici sono chiusi causa Covid, lo farò con il pagamento on-line. Volevo fargli sentire che ha la città al fianco». Un po’ come quando, nel giorno della strage di Charlie Hebdo, un centinaio di persone fecero un presidio di solidarietà sotto le finestre della redazione. Non solo: nel giro di poche ore la pagina Facebook del Vernacoliere è stato assediato da commenti, like e condivisioni.

Difficoltà colpa di cosa? «Un po’ la crisi economica generale, un po’ la crisi particolare dell’editoria cartacea, un po’ infine il Covid, fatto è che le edicole sono sempre meno frequentate e sempre più sbarrate», così scrive nel suo post sul web. Ma c’è anche dell’altro: e qui il direttore punta il dito contro la grande mutazione che ha cambiato il dna della satira: da sberleffo contro il Potere al fuoco d’artificio di battutine-gazzosa che durano quanto un battito di ciglia, «roba da buffoni di corte» perché, a giudizio di Cardinali, è venuta meno «la verve anti-potenti, anzi la stessa satira di sinistra «si è fatta cerchio magico e quasi nomenklatura, poco meno che una “casta” di bramini».

Stavolta Cardinali il messaggio non l’ha gridato in faccia a Salvini bensì al suo pubblico. «La nostra libertà di continuare a opporci (...) è infine nelle vostre mani». Tradotto: gli apprezzamenti per le locandine o per le vignette non bastano più, serve «un gesto concreto». E l’abbraccio solidale gli arriva perfino dai pisani. Come Paolo Amato che su Facebook commenta l’appello del Vernacoliere: «Lo scrivono i livornesi ma se un lo leggono i pisani: forza bimbi che come ci pigliate in giro voi un ce n’è»... —



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