Il Tirreno

la notte delle streghe 

Anche Halloween in clausura ma ecco dieci film cult per festeggiare... con i brividi

Francesca Lenzi
Anche Halloween in clausura ma ecco dieci film cult per festeggiare... con i brividi

Dal debutto del terribile Michael Myers al recente e macabro “It follows” ma anche le fiabe nere di Tim Burton o il sempre sgargiante “Rocky Horror”

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Niente dolcetto o scherzetto quest’anno. Nessuna maschera dietro la quale nascondersi(a parte chiaramente la mascherina chirurgica). Nessuno scherzo per spaventare gli amici. Il Covid-19 ferma anche Halloween, ricorrenza importata in Italia negli ultimi anni con un certo successo. Inchiodati in casa, senza nessun posto dove andare, non resta che fissare gli occhi vacui di una zucca intagliata qualche tempo prima, quando ancora non sapevamo di questo (quasi) lockdown.

Ma bando alle ciance! E al diavolo la tristezza. Per festeggiare come si deve la vigilia d’Ognissanti basta un divano, uno schermo e una buona connessione. Perché i brividi sono assicurati anche davanti al piccolo schermo. Se la scelta è quella giusta, ovviamente.

Vi proponiamo, senza alcuna pretesa di essere esaustiv e dopo una dolorosa selezione fra decine e decine di titoli, i dieci film da guardare a Halloween. O meglio, da guardare almeno una volta nella vita, ma soprattutto a Halloween.



Irrinunciabile per definizione, è il film del 1978 diretto da John Carpenter. Siamo nella cittadina di Haddonfield, Illinois. Nella notte delle streghe del 1963 il bambino Michael Myers, travestito da clown e con un lungo coltello preso dal mobile della cucina, diventa un assassino. 15 anni più tardi troverà il modo di evadere dal manicomio nel quale era stato rinchiuso. Pietra miliare del cinema horror, la maschera inespressiva di Michael nasconde l’uomo nero per eccellenza. Da sottolineare la colonna sonora, realizzata dallo stesso Carpenter, co-protagonista al pari delle immagini.



Nel paese di Halloween ci sta il re delle zucche, Jack Skeletron ormai stanco di paura e urla di terrore. In piena crisi esistenziale, l’avvizzito sovrano, attraverso una porta magica nella foresta, inciampa nei colori e nella gioia del mondo del Natale. L’obiettivo? Sostituirsi a Babbo Natale e gestire lui stesso la festività.

Ideato da Tim Burton e diretto da Henry Selik (1993) il gioiellino realizzato in stop motion offre una versione sensibile e grottesca dell’idea della diversità. Colonna sonora di Danny Elfman, adattata in italiano sui testi cantati da Renato Zero.



Siamo alla fine del ‘700. Ichabod Crane (interpretato da un Johnny Depp in stato di grazia) è un giovane poliziotto inviato da New York nello sperduto villaggio di Sleepy Hollow per indagare su alcune vittime decapitate. Nell’aria c’è la leggenda di un terrificante cavaliere senza testa. Probabilmente il miglior film di Burton (1999) che precipita lo spettatore in una fiaba nera confezionata meravigliosamente con ironia, paura e sentimento.



Potremmo fermarci al titolo, ma facciamo uno sforzo, fingendo ci sia ancora qualcuno che non l’abbia visto. Capolavoro horror del genio Stanley Kubrick, Shining (1980) racconta la famiglia di Danny Torrance, fra il padre alcolizzato Jack e la madre allampanata Wendy. Tutti e tre si rinchiudono nell’Overlook Hotel per la stagione invernale. Non ne uscirà niente di buono. Tratto dal romanzo di Stephen King, non piacque al romanziere che accusò Kubrick di aver tradito il respiro del libro. In realtà è uno di quei rari casi in cui il film supera la parola scritta.



Nella più classica delle notti buie e tempestose, due giovani e timorati fidanzati, Brad e Janet, trovano rifugio in un poco rassicurante castello, nel bel mezzo dell’Annuale Convegno Transilvano. Cultissimo diretto da Jim Sharman (1975) con una Susan Sarandon praticamente fanciulla e un Tim Curry, nei panni del transessuale Frank-N-Furter, indimenticabile. È un frullato provocatorio di humour ed esagerazione, intriso di riferimenti cinematografici e cultura pop. Brani e coreografie da ascoltare e (ri)guardare all’infinito.



Non possono mancare gli zombi in questa top ten del cinema a Halloween. Quelli proposti da Edgar Wright (2004) sono però tutti da ridere. Co-sceneggiatore e protagonista del film è Simon Pegg (lo Shaun del titolo) trentenne inglese renitente alla maturità, ma incalzato dalla fidanzata, amico dello strambo Ed e affezionato al solito pub. Si ritroveranno tutti immersi in un nuovo mondo dominato dai morti viventi, ma ciascuno avrà le proprie priorità e i relativi mezzi per perseguirle. Parodia brillante e sorprendente, in ironica salsa splatter. Il titolo, omaggio a “Dawn of the dead” (1978) del maestro George A. Romero, fu scelleratamente tradotto in italiano con “La notte dei morti dementi”.



Non può mancare in questa lista il genietto James Wan, regista di Saw, Insidious, The Conjuring, e via dicendo. Citiamo, però, il suo film probabilmente meno conosciuto (2007). Una storia nera come la pece e cattiva come l’aglio, piena zeppa di pupazzi inquietanti, a partire da Billy, fantoccio della vecchia Mary Shaw «dagli occhi pazzi, che non aveva figli, ma solo pupazzi».



Dieci anni prima di Dead Silence, uscì nelle sale questo film di Vincenzo Natali (1997) regista canadese di origini italiane. Un gruppetto di persone si risveglia all’interno di un enorme cubo, composto da stanze tutte uguali che nascondono pericoli mortali. Nessuno sa come sia finito lì dentro, e ancor meno sa come uscirne. Cubo di Rubik in stile ansiogeno esistenziale.



Ne è passato di tempo dai finti filmini ritrovati in The Blair Witch Project e spesso di tempo se ne è perso parecchio dietro a titoli del tutto trascurabili relativi al sottogenere found footage. Sinister (2012) tuttavia è uno di quei regali che aspettavi da tanto e quasi non ci speravi più. Il regista è Scott Derrickson, il protagonista (Ethan Hawke) uno scrittore in crisi, mentre la storia ruota attorno a tragedie familiari e a un demone divoratore di bambini.



Chiudiamo con un racconto sul contagio. Tranquilli, nessuna malattia che ci ricordi questo sciagurato Covid-19. Più semplicemente il film di David Robert Mitchell (2014) mette in scena un’invisibile epidemia perpetuata sessualmente da una misteriosa entità sovrannaturale. Una roba che si ispira a un sacco di precedenti: da La cosa di Carpenter alla maledizione di The ring, ma lo fa benissimo, allestendo un horror sospeso fra psicologia e macabro, con una regia capace di prendersi il proprio tempo e il proprio spazio.

Un tempo che per un giorno è quello delle ombre e dello spavento. Delle zucche vuote e delle fiaccole lungo le strade buie. Dei volti nascosti sotto le maschere e dei cestini pieni di dolcetti. Per una ricorrenza che è l’occasione per esorcizzare le nostre paure. Così come il cinema dell’orrore insegna. Così come recita la filastrocca del film di Carpenter del 1978: «Malocchio e gatti neri, malefici misteri. Il grido di un bambino bruciato nel camino. Nell’occhio di una strega, il diavolo s’annega. E spunta fuori l’ombra: l’ombra della strega! La vigilia d’Ognissanti han paura tutti quanti. È la notte delle streghe, Chi non paga presto piange».

Buon Halloween a tutti. —

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di Redazione web