Attenzione
82 pezzi della collezione Passerini per la prima volta esposti al pubblico
I reperti, prevalentemente di origine etrusca e greca, spaziano dai vasi agli oggetti d’avorio fino alle oreficerie e a diversi oggetti funerari
Il Museo archeologico di Firenze ospita la mostra “Tesori dalle terre d’Etruria”, un percorso di grande interesse che per la prima volta, dopo 150 anni, vede esposta al pubblico, interamente riunita nei suoi nuclei principali, la collezione della famiglia Passerini. Che già in parte conservata nei depositi del museo, si completa ora grazie agli 82 pregevolissimi reperti, prevalentemente etruschi e greci, pervenuti come donazione nel 2016 al Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale. All'origine di questa importante raccolta privata c'è la figura del conte Napoleone Passerini da Cortona (1862-1951) che oltre ad essere agronomo di chiara fama (a lui si deve la selezione della razza chianina), ancora 'adolescente coltivò la passione per le ricerche archeologiche, promuovendo scavi e acquistando preziosi reperti sul mercato antiquario. I primi dei quali provengono da un complesso di tombe etrusche con splendidi corredi, rinvenute nei possedimenti familiari di Bettolle e di Sinalunga, oltre che da una vasta necropoli scoperta nel territorio aretino. Già nel 1877 la collezione annoverava centinaia di vasi attici ed etruschi, senza contare un ampio repertorio di avori, ferri, paste vitree, pregiate oreficerie, più una ingente quantità di oggetti domestici e funerari in bronzo, suppellettili di ogni genere, anfore da dispensa e da commercio, orci da miele e contenitori per derrate solide e liquide, molti dei quali con iscrizioni che contribuiscono ad accrescere le conoscenze sul lessico della lingua etrusca: tutto materiale proveniente da un preciso e ben definito contesto territoriale, quello della Val di Chiana, da sempre cerniera fra i territori di Chiusi, Siena e Arezzo, del quale documenta aspetti di vita e profili culturali compresi fra il settimo e il primo secolo prima di Cristo. La mostra, curata da Mario Iozzo insieme a Maria Rosaria Luberto e Stefano Casciu, mette in fila quasi 300 pezzi, fra i quali spicca una rimarchevole serie di vasi a figure rosse della civiltà etrusca ed ateniese oltre a un grande recipiente destinato a mescolare l’acqua e il vino utilizzato nei simposi dell’aristocrazia nel territorio dell’antica Chiusi. —
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