Sicurezza
Torna il Raffaello restaurato Leone X esposto a palazzo Pitti
Due anni di lavoro per riportare il ritratto del Pontefice all’antico splendore L’opera in mostra fino al 31 gennaio, sabato parte lo show multimediale
Chiusi cinema e teatri, di nuovo fuori gioco gli spazi della cultura e dello spettacolo, restano i musei. Che per il momento non chiudono i battenti. Se non avete visitato la mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale, una porzione certo piccola ma straordinariamente sontuosa di quella carrellata, approda a Firenze, a Palazzo Pitti. In realtà si tratta di un ritorno a casa perché il celebre dipinto che raffigura “Papa Leone X” da Firenze si era sposato per l’appuntamento romano dove ha avuto un ruolo di assoluto protagonista. Un’eco straordinaria che, abbinata ai risultati delle indagini cui il quadro è stato sottoposto in occasione degli interventi di restauro durati due anni a cura dell’Opificio delle pietre dure, dà al capolavoro dell’urbinate una luce se possibile ancora più ardita e splendente. Le analisi diagnostiche hanno infatti provato, oltre ogni ombra di dubbio, che le figure dei due cardinali, Giulio de’Medici e Luigi de’Rossi, che affiancano Leone X non furono aggiunte in un secondo momento, ma sono autografe dell’artista. La mostra che si è inaugurata nella sala delle Nicchie della Galleria Palatina di Palazzo Pitti col titolo “Raffaello e il ritorno del Papa Medici: restauri e scoperte” , curata dal soprintendente dell’Opificio Marco Ciatti e dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt, sintetizza il valore dell’opera nel percorso museale di Firenze e la conferma della sua creazione esclusivamente per mano di Raffaello.
«L’allestimento – spiega Ciatti – è concepito per documentare e spiegare il complesso restauro e le numerose analisi scientifiche effettuate sul dipinto che si presenta di nuovo completamente godibile nella lussuosa ricchezza cromatica dei dominanti toni rossi e nella straordinaria varietà dei dettagli. Grazie alle molte tecniche di indagine preliminari (radiografiche, fotografiche, di imaging, di microscopia ottica, di riflettografia, a scansione microprofilimetrica, solo per citarne alcune) è stato possibile rintracciare integralmente la’trama’del dipinto disegnata in origine da Raffaello e stabilire che tutta l’opera è integralmente dovuta alla sua mano, fugando una volta per tutte il dubbio, avanzato da alcuni studiosi, che le figure dei cardinali fossero state aggiunte in un momento successivo». Al termine dell’esposizione (fino al 31 gennaio) il “Ritratto di Leone X” troverà collocazione nella Sala di Saturno della Galleria Palatina, in compagnia di una serie di capolavori dell’Urbinate, tra i quali i ritratti di altri due importanti prelati: quello di Papa Giulio II e quello del Cardinal Bibbiena. Il dipinto di Raffaello giunse a Firenze ai primi di settembre del 1518, in tempo per esser messo “sopra la tavola” dei festeggiamenti nuziali del nipote di Leone X, Lorenzo de’Medici, duca di Urbino, con Madeleine de la Tour d’Auvergne. Da Urbino, dove era nato nel 1483, Raffaello Sanzio si trasferì a Firenze nel 1504, dividendosi con Perugia prima di stabilirsi definitivamente a Roma chiamato dal Papa Giulio II che gli conferì l’incarico di affrescare il suo appartamento in Vaticano e dove, morto il Bramante, fu nominato architetto della fabbrica di San Pietro. A Roma Raffaello morì prematuramente nel 1520 e Roma rimane l’epicentro del suo lavoro. Ma a Firenze, agli Uffizi e alla Galleria Palatina, si conservano fra disegni e dipinti molte delle sue opere più famose. La mostra multimediale “Raffaello e Firenze” aprirà sabato prossimo. –
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