Il Tirreno

“Lezioni di volo”, così Vecchioni insegna a insegnare

FABIO CANESSA
“Lezioni di volo”, così Vecchioni insegna a insegnare

Un “manuale poetico” per docenti, un approccio diverso per capire e spiegare la letteratura, l’arte, il materiale e l’immaginario 

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IL LIBRO



Il nuovo libro di Roberto Vecchioni è soprattutto un omaggio al mestiere dell'insegnamento: si intitola "Lezioni di volo e di atterraggio” (pp.208, Einaudi, 17 euro) ed è insieme la celebrazione della cultura vera e un manuale poetico per i docenti. Una palestra formidabile di quello che Vecchioni chiama pensiero laterale: «aggirare l'ovvio, non ripetere il risaputo, bucare il tempo, aprire strade, sondare il possibile, il parallelo, l'alternativo». La dimostrazione più felice che per essere profondi non bisogna essere accademici e polverosi, ma shakerare con gusto quel cocktail di passione e ironia, di cuore e cervello, di studio e fantasia, per poi avvolgerlo dentro la vita. Perché «le parole in una grammatica o in un vocabolario si spengono», vanno indossate e pronunciate. Questo vale ancor più per i capolavori classici che, loro malgrado, sono stati così monumentalizzati da rischiare il dissanguamento. Le lezioni di volo sono al contrario una portentosa donazione di sangue e un'infusione di vitalità ed energia a queste opere immortali fino a fondere magicamente la realtà e la letteratura, la verità e l'arte, il materiale e l'immaginario. Le lezioni di volo sono sorprendenti perché prendono in esame i massimi sistemi (il Vangelo, il Critone e il Fedone di Platone, l'Odissea), non il romanzetto best-seller e, fingendo di stravolgerli o di parodiarli, finiscono invece per estrarne i succhi essenziali, quelli che sfuggono all'accademia polverosa. E lo fanno seguendo il metodo del pensiero laterale e delle giornate folli del professore protagonista, cioè esprimendo la verità di quei testi attraverso una menzogna letteraria: nei vari racconti scopriremo Ulisse drogato, Socrate che in realtà è morto da solo, mentre è Platone ad essersi inventato la messinscena del "Fedone", usando però le parole e lo spirito del maestro, per non parlare della vera storia di Amore e Psiche (con cui Vecchioni ripete felicemente l'operazione che già aveva applicato a Orfeo ed Euridice). Una menzogna capace di far emergere il senso più intimo di quei miti leggendari: come petardi gettati nella botte della cultura classica che ne fanno saltare per aria le incrostazioni e sprigionano schegge di verità e bellezza (diceva Keats). Lo stesso metodo usato per il mito o le parole, sviscerate fino ad aprire i mondi che esse racchiudono dentro di loro. «L'immaginazione rende immortale la realtà: la vita scade nell'attimo, il teatro eterna la vita» è forse la frase chiave dell'intero libro, che dovrebbe essere letto nelle scuole per far capire finalmente il significato dell'arte e della letteratura. Nessun testo riesce a scardinare con tanta naturalezza il criterio del verosimile, rivelando in che cosa consista la verità dell'arte, che non è l'ancella della storia o l'illustratrice della realtà, ma un prodigioso scavo conoscitivo che rivela e immortala il flusso degli eventi. Tutto respira al ritmo affabile della vita, nell'ambientazione ariosa tra Parco Sempione e i Navigli, con la glottologia squadernata sulla tovaglia di un'osteria, a dimostrazione che la linguistica non è uno sterile esercizio meccanico, ma significa «stendere una mappa mondiale dei sentimenti e delle ragioni, per andarci dentro, capirli, assimilarli». Bellissimi i capitoli dedicati ad Alda Merini (un ritratto memorabile, incisivo e affettuoso) e al professor Bataille (che fa da pendant al traduttore di Saffo del libro precedente). Illuminanti le lezioni sul fin'amor provenzale e sul doppio, che in queste pagine figurano quasi en passant e invece ci si poteva imbastire un libro per ciascuno.Il finale, poi, per chi insegna latino è un colpo d'ala strepitoso: dopo aver infuso sangue e vita nella linguistica e nella letteratura, il professore riesce a resuscitare perfino la metrica, con una lezione swingante tra musica (il battere e il levare) e latino (fulminante la sintesi con cui vengono spiegati tutti i piedi principali), che dovrebbe essere impartita a tutti i docenti in un corso di formazione mondiale. —

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di Redazione web