Il Tirreno

firenze: teatro del maggio 

Le nove sinfonie di Beethoven con la magica bacchetta di Mehta

gabriele rizza

Tutto il celeberrimo ciclo da mercoledì prossimo fino al 5 dicembre  per i 250 anni dalla nascita del grande compositore

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FIRENZE

È davvero una nobile impresa quella che il Teatro del Maggio mette in piedi per celebrare i 250 anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven. Sarà infatti eseguito il ciclo integrale delle Nove Sinfonie affidate alla bacchetta “ever green”di Zubin Mehta.

Composto nell’arco di venticinque anni (dal 1799 al 1824), il corpus sinfonico beethoveniano rappresenta una pietra miliare della letteratura musicale di tutti i tempi. Fin dalla prima prova Beethoven dimostrò di voler seguire una strada diversa, rispetto a quelle fino ad allora esplorate, che lo avrebbe condotto verso nuovi orizzonti. La “sinfonia”, nata mezzo secolo prima come genere di puro diletto sonoro, nelle sue mani si sarebbe trasformata nel mezzo di comunicazione privilegiato delle istanze poetiche e spirituali del musicista. Così da sempre, l’insieme del corpus sinfonico beethoveniano, una musica che parla all’umanità intera, rappresenta un vero monumento eretto a imperitura memoria, una architettura sonora con cui dovranno confrontarsi tanto i compositori quanto gli ascoltatori delle epoche successive.

Il “Ciclo Beethoven” del Maggio decolla mercoledì prossimo (28 ottobre) con l’ouverture “Leonore n. 3” abbinata alla Seconda e alla Settima, animata da energia palpitante che riassume abilmente elementi del passato e del futuro l’una, apoteosi del ritmo incastonato nel suggestivo Allegretto, pagina “coreografica” di inaudita energia e commovente fraseggio, l’altra. Spazio poi al Beethoven titanico per eccellenza venerdì 31, quando verranno seguite la Terza ( “Eroica”) e la Quinta, la più riconoscibile, il più celebre incipit della storia della musica, mentre il 3 novembre, dopo la Kammersymphonie di Schönberg, tocca alla Prima, che già reca alcuni dei segni caratteristici del suo futuro linguaggio, e alla Quarta, definita da Schumann, per i suoi tratti volutamente antitetici, “una slanciata ragazza greca fra due giganti nordici”. Il ciclo continua il 25 novembre con Schubert (Sinfonia n. 2) e Schönberg (Cinque pezzi per orchestra) incastonati fra l’idilliaca intelaiatura della “Pastorale” (la numero 6) per concludersi il 5 dicembre con la “piccola” Ottava e la “monumentale” Nona, emblema di tutte le conquiste musicali maturate negli anni da Beethoven: solisti il soprano Genia Kühmeier, il mezzosoprano Marie-Claude Chappuis, il tenore Michael König e il basso Franz-Joseph Selig. —

gabriele rizza

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