Toscana
La Festa del cinema va a tempo di musica: jazz per il poster e il cartoon “Soul”
Oggi è la giornata del rock di David Bowie con “Stardust” di Gabriel Range. E c’è il documentario di Bosi e Zerbetto sull’epopea delle discoteche
C’è una musica che gira intorno, come cantava Ivano Fossati. C’è una musica che attraversa l’atmosfera sospesa di una Festa in tempi difficili, una partitura che accompagna la rassegna dall’inizio alla fine, come se solo le note potessero farci ritrovare il senso perduto dell’intesa e dell’armonia. Dal manifesto pubblicitario con Sydney Poitier e Paul Newman immortalati sul set di Paris Blues al film d’apertura Soul di Pete Docter, protagonista l’anima in pena di un insegnante appassionato di jazz, il cartellone colleziona una lunga serie di opere centrate sullo stesso tema: «Il rapporto fondamentale tra cinema e musica - dice il direttore Antonio Monda - è una delle linee guida della Festa. E non solo perché sono le mie più grandi passioni, se non avessi fatto questo mestiere, avrei voluto essere musicista». La ragione principale riguarda l’essenza delle due espressioni artistiche: «Sono due linguaggi destinati a fondersi perfettamente, sono convinto che, come forma espressiva, la musica sia quella che meglio si avvicina al cinema, più della letteratura».
Se il jazz ha brillato sul tappeto rosso del primo gala, il rock è protagonista, oggi, del secondo giorno di Festa, con Stardust di Gabriel Range, cronaca di una parentesi fondamentale nella vita del 24enne David Bowie. Per la prima volta sul suolo americano, nel 1971, in viaggio promozionale con Ron Oberman, addetto stampa della Mercury Records che, sull’onda del nuovo album The Man who sold the world, cerca di far conoscere il talento di un artista fuori dalle regole, Bowie, precursore in tutto, a iniziare dal look, mette a fuoco, tra ossessioni personali e tormentati incontri con la stampa, la necessità di ridefinire la propria identità. Il risultato è la trasformazione totale nell’alter ego Ziggy Stardust. D’altra parte le vibrazioni rock continuano, da sempre, a scatenare eventi prodigiosi come quello ricostruito nel documentario elettrizzante di Anita Rivaroli We are the Thousand L’incredibile storia di Rockin’1000. Nel luglio 2014, a Cesena, mille musicisti provenienti da tutta Italia si ritrovarono per suonare insieme Learn to Fly dei Foo Fighters, con l’obiettivo di convincere il leader Dave Grahl a tenere un concerto in città. Un’impresa riuscita talmente bene da diventare appuntamento ciclicamente ripetuto, con band sempre più oceaniche. In linea con il filo rosso della Festa è atteso, martedì, l’incontro on-air con Damian Chazelle, regista dei premiatissimi Whiplash e La La Land, in cui intere esistenze ruotano, tra dolori e successi, felicità e depressioni, intorno al raggiungimento dell’estasi musicale. Nomi celebri come Giuliano Sangiorgi, Antonio Diodato, Paola Turci, Noemi e Bugo partecipano, in Porto Rubino - Storie, canzoni e lupi di mare di Fabrizio Fichera (in anteprima alla Festa, dal 28 su Sky Arte) all’avventura del protagonista Renzo Rubino che, a bordo del suo gozzo di 9 metri, costeggia la Puglia, da Polignano a Taranto, alla ricerca di un pericoloso mostro marino, denominato plastica: «La navigazione e il racconto sono metafore perfette del processo creativo, suggello del legame profondo e intimo tra musica e mare».
Ancora accordi, assordanti, ballabili, dissacranti, taglienti, occupano la scena di Disco Ruin: 40 anni di club culture italiana, documentario di Lisa Bosi e Francesco Zerbetto sull’epopea di celebri discoteche incubatrici di moderne corrente culturali, dalla musica alla moda: «E’ una vicenda - spiegano gli autori - che parte dagli albori, dalle balere, dai night Anni ’60, dalle prime discoteche degli Anni ’70, per poi focalizzarsi sugli Anni ’80 e ’90. Nessun altro luogo riesce meglio a concentrare più arti insieme: tra le mura di ogni discoteca storica c'è un mondo da raccontare. Una parabola che attraversa le generazioni». —
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