Il Tirreno

LUCCA / la grande fotografia 

Carpi-Melotti, l’arte sperimentale alla fondazione Ragghianti

Paola Taddeucci
Carpi-Melotti, l’arte sperimentale alla fondazione Ragghianti

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Un inno alla vivacità dell'invenzione e della sperimentazione, oltreché un segno di speranza. Così Paolo Bolpagni definisce la nuova mostra della Fondazione Ragghianti di Lucca da lui diretta - la prima dopo lo scoppio della pandemia - dedicata al milanese Cioni Carpi, scomparso nel 2011, e al fiorentino Gianni Melotti, nato nel 1953. “L'avventura dell'arte nuova. Anni 60-80” - questo il titolo - indaga la produzione e il linguaggio di due artisti diversi, ma accomunati da una felice vena creativa con le proprie opere multiformi e di vario materiale, che ben identificano la corrente di sperimentazione dell’arte italiana tra gli anni Sessanta e Ottanta. L'esposizione – aperta fino all'8 gennaio – si compone di due mostre distinte “riunite sotto un titolo unitario – spiega Bolpagni – perché dialogano tra loro in un percorso sfaccettato e sorprendente”. Nella prima, a cura di Angela Madesani, è possibile vedere una quarantina di opere realizzate da Carpi dal 1960 al 1980: dipinti, installazioni, fotografie, filmati, disegni, progetti, libri, documenti, cataloghi, composizioni con immagini e disegni che rendono la multiforme poetica e la statura intellettuale dell’artista. Del resto Cioni, nome d'arte di Eugenio, fu personaggio complesso e ricco di sfaccettature: “un performer – suggerisce Madesani - difficilmente identificabile in una categoria”.

Anche la biografia lo racconta, a partire dalla famiglia, tutta di intellettuali: dal padre Aldo, pittore e storico direttore dell’Accademia di Brera, ai fratelli Fiorenzo, musicista, Pinin, scrittore e illustratore per l’infanzia, e Piero, filosofo. Nato a Milano nel 1923, Carpi iniziò a dedicarsi alla pittura negli anni Cinquanta a Parigi; da qui si trasferì ad Haiti, poi a New York e quindi in Canada, dove visse fino alla metà degli anni Sessanta, quando tornò definitivamente a Milano. Dal 1959 al 1980 realizzò numerosi film d’artista, attualmente ospitati da importanti archivi, fra i quali quello del MoMA di New York. Per lui il cinema, come era stata la pittura, fu terreno di sperimentazione. Un altro fu il teatro. Sua, per esempio, è la prima scenografia costituita da un video: era per “L’istruttoria” di Peter Weiss al Piccolo Teatro di Milano nel 1966 e Carpi lo aveva girato nel campo di concentramento dove, durante la seconda guerra mondiale, era stato ucciso – a 17 anni - il fratello Paolo. La seconda mostra, a cura di Paolo Emilio Antognoli, presenta i risultati di una ricerca storica e archivistica, inedita, riguardante l’opera di Melotti nel suo primo decennio di attività, dal 1974 al’84, sia nel suo sviluppo storico-artistico, sia nei rapporti che egli ebbe con artisti legati da amicizia e collaborazione: Lanfranco Baldi, Luciano Bartolini, Giuseppe Chiari, Mario Mariotti e altri come Bill Viola legati alla sua esperienza in art/tapes/22, studio per la produzione di videotapes per artisti di cui Melotti nel ’74 divenne il fotografo. In esposizione una trentina di opere. —

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