Il Tirreno

cinema

Lockdown all’italiana, Vanzina visto per voi. Una commedia leggera e un po’... ruffiana

LUCA TRAMBUSTI
Martina Stella e Ricky Memphis
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Martina Stella e Ricky Memphis

Dal 15 ottobre nelle sale il discusso film che si ispira alla pandemia e alla convivenza forzata di due coppie 

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“Lockdown all’italiana”, il nuovo film di Enrico Vanzina, arriva nelle sale (il 15 ottobre) preceduto dalle polemiche. Nei giorni scorsi i social si sono interrogati (con i loro modi) sull’opportunità di trattare un argomento drammatico come quello del lockdown conseguente alla pandemia con la leggerezza di una commedia, firmata da un autore che lega il suo nome ai “cinepanettone” o alle pellicole “stagionali”, lontane dal film d’autore. Polemiche che nascevano su ipotetiche basi, senza aver visto il film, che invece alla visione passa senza lasciare segni o danni.

La storia ruota intorno ad una semplice storia: due coppie che scoprono la loro crisi di fedeltà proprio l’8 marzo, giorno dell’inizio del “blocco” di ogni attività e movimento. L’avvocato fedifrago (Ezio Greggio) non può così lasciare la moglie (Paola Minaccioni) che ha scoperto il tradimento, allo stesso tempo Tamara (una toscanizzata Martina Stella) amante dell’avvocato, non può abbandonare il tetto coniugale del marito tradito (Ricky Memphis). Tutto ruota quindi intorno alla convivenza forzata di due coppie differenti per ceto e comportamenti, che hanno in comune quello di essere scoppiate e di dover affrontare la loro crisi in un momento difficile.

Ne escono quattro ritratti distinti che si muovono tra frivolezza, un briciolo di arroganza e propensione al tradimento seriale, una bonaria semplicità e un pizzico di furbizia. Le scene sono in due interni diversi: 350 mq di casa in centro Roma per l’avvocato, un bilocale periferico per il tassista e la cassiera del supermercato. A questi scenari si legano le vere immagini del vuoto urbano della Capitale. “Lockdown all’italiana” è un film semplice, una commedia leggera che ingloba un evento drammatico che però resta sempre in sottofondo. Solo in una scena la situazione socio sanitaria prende consistenza, vita e forma irrompendo nel film, ma lo fa quasi per necessità, per dovere di cronaca. Il dramma vero resta sotto traccia, ci si appoggia sul tema, che si sorvola leggeri, anche se quelli descritti sono i comportamenti di quei giorni, sebbene con molte banalità. Qui il dramma è la crisi di coppia, non il virus e il suo impatto. Con questo film Enrico Vanzina arriva al debutto da regista. «Non mi pentirò di averlo fatto con questo piccolo film - dice il regista e autore - Per una ragione molto semplice: è l’eredità che mi hanno lasciato mio padre Steno e mio fratello Carlo».

Parlando del film aggiunge. «È una vera commedia all’italiana. Si tratta un argomento drammatico con leggerezza. È un film sulla realtà che ci circonda. Nel film, e poteva anche esserci, non si fa mai della pretestuosa satira politica sulla gestione del virus. Mai una parola sul governo e su chi si è trovato la responsabilità enorme di gestire questa emergenza. Non è un film politico - aggiunge - È una commedia». Prosegue dicendo: «Per affrontare la mia prima regia ho tenuto a mente due film: “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese e “Carnage” di Roman Polanski, pellicole che hanno saputo raccontare molto bene una storia chiusa tra le pareti».

È un film un po’ ”ruffiano” che sfrutta (senza cattiveria) un argomento ancora bollente e lo fa con tutti i canoni della commedia tipica dei Vanzina, leggera, semplice che vorrebbe approfondire ma non troppo, che sfrutta le bellezze femminili. “Lockdown all’italiana” fotografa senza giudicare e senza profondità di campo, ma con un grandangolo, ciò che ci ha colpiti e lo relaziona ad una storia tutta personale. —
 

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