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Michelangelo: l’arte e i rapporti con i papi e i grandi del suo tempo
La vita e i capolavori del Buonarroti raccontati attraverso i suoi incontri con mecenati e potenti: opere, disegni, lettere in mostra dal 21 ottobre
Genova. Accolto in casa da Lorenzo il Magnifico, conteso da principi e papi. Ma anche costretto a fuggire da Firenze dopo la cacciata dei Medici e poi dalla capitale saccheggiata dai barbari, obbligato a destreggiarsi nelle lotte per il potere e nei rivolgimenti politici della sua città, intimorito dai sermoni apocalittici del Savonarola. Michelangelo è stato testimone e spesso protagonista, suo malgrado, di un secolo glorioso e travagliato. E a dispetto di un carattere estremamente schivo e di un’etica del rigore quasi ossessiva, la sua lunga vita, così prodiga di capolavori, è stata anche puntellata di incontri e di rapporti straordinari, in un dialogo continuo con i potenti di allora, con i quali riuscì a mantenere relazioni che non furono mai di sudditanza. Tanto che il veneziano Sebastiano del Piombo, per anni suo amico e sodale, glielo sottolineava scherzoso: «Michelangelo, tu fai paura anche ai papi». Tant’è, tra i suoi committenti ci sono stati ben cinque pontefici e diversi capi di stato e a lusingarlo arrivò persino la proposta del sultano turco Bayezid II, che voleva affidargli il progetto di un ponte sul Corno d’Oro da Costantinopoli a Galata.
È proprio su questi incontri d’eccezione e sull’incredibile combinazione di talento, determinazione e circostanze fortunate che rese la vita di quest’uomo geniale assolutamente unica, che si incentra “Michelangelo. Divino artista” dal 21 ottobre al 14 febbraio a Palazzo Ducale a Genova, con oltre 120 opere tra disegni, bozzetti, lettere autografe e documenti. «Una mostra particolare che deve fare i conti con l’inamovibilità della maggioranza delle opere dell’artista», premette Cristina Acidini, la studiosa che nel 2014 ha firmato la grande rassegna romana ai Musei capitolini per i 450 anni dalla morte, oggi curatrice del progetto genovese con Alessandro Cecchi ed Elena Capretti. Ma la mostra può egualmente contare sulla presenza di opere molto interessanti: in particolare due sculture, la giovanile e già straordinaria Madonna della Scala, bassorilievo realizzato intorno al 1490 da un Michelangelo poco più che quindicenne, e il Cristo Redentore (1514-1516) oggi conservato nella chiesa di San Vincenzo Martire a Bassano Romano, un’opera monumentale identificata solo venti anni fa con la prima versione del Cristo di Santa Maria sopra Minerva a Roma. E ancora su una testa di Bruto prestata dalla Galleria Colonna di Roma e un crocifisso ligneo abbozzato in tarda età per il nipote Lionardo, che ne sarà l’erede. Accanto alle sculture i disegni autografi, che da soli varrebbero il viaggio, e in particolare la preziosa Cleopatra disegnata per l’amato Tommaso de Cavalieri, con la scoperta recente di un retro nel quale la bellissima sovrana appare stravolta dall’angoscia. E poi gli scritti, le lettere e le rime, tanti documenti che ricostruiscono il racconto di una avventura senza uguali. Un percorso completato dalle opere dei collaboratori, in molti casi dirette e ispirate dallo stesso Michelangelo, che generosamente regalava cartoni agli artisti meno dotati e offriva spunti creativi, lo fece persino con Sebastiano dal Piombo che riteneva debole nel disegno. E dai ritratti, quelli fatti all’artista e quelli dei personaggi storici che ha incontrato.
Prima assoluta per la Liguria, la rassegna vuole essere anche l’occasione per sottolineare i rapporti di Michelangelo con la regione, attraverso Giulio II per esempio, che come già Sisto IV apparteneva alla famiglia Della Rovere, originaria di Savona. Sarà un’occasione, quindi, anche per la riscoperta di tesori nascosti, monumenti, palazzi e opere d’arte sparsi nella regione. E perché no per incroci virtuosi con la Pinacoteca di Savona, dove una rassegna parallela, che si intitola “Intorno a Michelangelo”, approfondisce il rapporto tra l’arte contemporanea e l’eredità culturale e artistica dei due papi mecenati. —
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