Il Tirreno

firenze 

Middle East Now, grande schermo contro tutti i luoghi comuni

G.R.

Fino a domenica alla Compagnia il festival della produzione del Medio Oriente: dalla Turchia al Libano, dall’Afghanistan agli Emirati Arabi, fino all’Iraq

2 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE

Il Medio Oriente attraversa Firenze con la forza dell'immagine cinematografico e non solo. Il Middle East Now, avvincente panoramica interdisciplinare messa a punto da Lisa Chiari e Roberto Ruta, fiction e doc più mostre, musica, incontri, gastronomia, teatro, fumetti, eventi speciali, compie 11 anni. Fino a domenica, alla Compagnia, sforna una ricca selezione: 37 titoli, di cui 21 anteprime italiane e 12 internazionali, per un viaggio che tocca dall'interno i paesi e le società dell’area mediorientale: dall'Afghanistan alla Turchia, dall'Algeria al Libano, da Israele alla Palestina, passando per Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi, Giordania, Iran, Iraq, Kurdistan, Kuwait, Siria, Tunisia. “Visual Voices” è il tema di questa edizione: «Il racconto cioè di come le espressioni culturali visive – spiegano i direttori - siano strumenti attivi di impegno sociale in Medio Oriente, di come immagini e voci lancino messaggi forti di cambiamento, oggi più che mai necessari, con una prospettiva che cerca di andare oltre i pregiudizi e i luoghi comuni con cui spesso questi Paesi vengono rappresentati». Dopo il documentario “Sunless Shadows” dell'iraniano Mehrdad Oskouei, ritratto della vita quotidiana in un centro di detenzione minorile, ragazze che scontano la pena per aver ucciso il marito, il padre o un altro membro maschile della famiglia, sole davanti alla macchina da presa rivelano i loro pensieri, i sentimenti, i dubbi. Sempre dall’Iran “Shouting at the Wind” di Siavash Jamali, un adolescente che vive in uno dei sobborghi più difficili di Tehran; “Formerly Youth Square” in cui Mina Akbari parte da una fotografia di venti anni prima che ritrae i 70 giornalisti che lavoravano al quotidiano “Jame”, oggi chiuso, per raccontare cosa ne è stato delle loro vite e dei loro percorsi professionali; "The Wasteland" di Ahmad Bahrami, premiato a all'ultimo festival di Venezia, una storia d'amore tra soprusi e ingiustizie subite da molti operai delle zone più remote dell’Iran. Da segnalare il contributo palestinese: “Between Heaven and Hearth” di Najwa Najjar, una commedia sulla separazione di una coppia e le complicazioni che derivano dal fatto che provengono da due fronti opposti della Green Line; il pluripremiato “Maradona's Legs” di Firas Khoury, durante i Mondiali 1990 due ragazzini cercano disperatamente le "Gambe di Maradona", figurina mancante per completare l'album e vincere un computer; "Gaza Mon Amour", pure passato a Venezia, ultima fatica dei gemelli Tarzan e Arab Nasser, sguardo comico e amaro sulla vita quotidiana a Gaza attraverso le vicende di un amore inespresso tra un pescatore segretamente innamorato di una donna che lavora al mercato. Su www.middleastnow.it. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa