Il Tirreno

Marchioni, dal Freddo a Cechov «Un documentario di svolta»

barbara antoni

L’attore romano presenta a Lucca il suo lavoro sull’autore russo «Una sintesi della mia carriera, sospesa tra teatro e cinema» 

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il personaggio

E dire che voleva fare il giornalista. Oppure lo sceneggiatore. «Volevo scrivere di cinema, fare il critico - racconta Vinicio Marchioni, romano, 45 anni e trenta film all’attivo -. Ma non mi presero al Centro Sperimentale di Cinematografia. Così mi iscrissi all’Università, facoltà di lettere e filosofia. Dopo tre anni capitai quasi per caso all’Accademia di Recitazione per uno stage. Dovevo starci tre mesi e invece diventarono tre anni più sei mesi per la specializzazione».

Qui Marchioni trovò la sua identità artistica, la recitazione, mai più abbandonata. Indimenticabile nel ruolo del Freddo nella fortunata serie di “Romanzo Criminale”, ha vestito i panni più disparati. «Non ci sono ruoli nei quali mi sento meglio - confessa -. Sono uno che si annoia, in primo luogo di sestesso. Cerco sempre di fare ruoli diversi da quelli fatti in precedenza, mi piacciono i ruoli che mi fanno conoscere una parte di me che non conoscevo, in cui trovo una possibilità di crescita e in cui c’è scambio tra me e il ruolo».

Da ieri è a Lucca, ospite del Lucca Film Festival, per presentare un lavoro originale, di cui è attore e regista. È un documentario, si intitola “Il terremoto di Vanja: looking for Cechov”.

«Questo documentario - spiega Marchioni - è la sintesi della mia carriera. Ho avuto sempre la fortuna di alternare il cinema al teatro, che poi sono la stessa passione. È un documentario non solo teatrale, la fotografia di un viaggio nell’ossessione artistica ambientato all’Aquila nel post terremoto. Il lavoro è durato due anni, tanti quanto le nostre tournée dello spettacolo “Zio Vanja”.

C’è un doppio obiettivo nel documentario, sottolinea Marchioni: «Riportare l’attenzione sui terremotati che ancora oggi vivono nei container, il tutto raccontato dai luoghi di Cechov».

Perché proprio Cechov, considerato un autore “difficile”? «Mi ha sempre colpito molto la sua umità, una qualità che cerco di coltivare in me, una qualità dei grandi. Cechov era umile, ma con un’ironia di sottofondo; viveva la sua vita appieno per quello che poteva. Un po’ come me: ironico, leggero, tendo a nascondermi. L’umiltà è un valore da riscoprire. Oggi ci si preoccupa troppo del giudizio del mondo e poco di se stessi». In contemporanea con il Lucca Film Festival, il documentario viene proiettato in un festival a Mosca. Nelle sale italiane circolerà quanto prima.

Dopo essersi cimentato con Cechov («che comunque voglio ancora esplorare»), Marchioni si cimenterà con Camus: «Abbiamo messo in scena Caligola, di Camus, un autore che quando lo incontri ti cambia. Credo che investirò le mie energie in un lavoro su di lui». —



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