Il Tirreno

Linkin Park, il ritorno: la “special edition” per il ventennale è un boom planetario

Luca Dondoni
Linkin Park, il ritorno: la “special edition” per il ventennale è un boom planetario

Dopo la morte di Bennington il gruppo ripercorre la sua storia. Cofanetto con pezzi inediti, un poster e un libro di 80 pagine

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Hybrid Theory: 20th Anniversary Edition dei Linkin Park uscirà il 9 ottobre e ieri, in diretta zoom con la California, la band del compianto Chester Bennington (si è tolto la vita il 20 luglio del 2017) ha parlato con i giornalisti di questo prodotto monstre che farà felici i fan di tutto il mondo. La chicca dell’album è il pezzo intitolato Pictureboard. I fan conoscono questa canzone da 20 anni, sapevano che esisteva una registrazione ma non l'hanno mai ascoltata e per questo dopo tante insistenze Rob Bourdon, Brad Delson, Joseph Hahn e Mike Shinoda hanno deciso di inserirla nel cofanetto. Pubblicato dai Linkin Park nell'ottobre del 2000, Hybrid Theory è stato fondamentale per far nasce un nuovo ramo sul grande albero del rock influenzando molte band che emozionalmente si sono ispirate a quei suoni. Hybrid Theory è stato anche il primo nome della band e bombe atomiche come One Step Closer, Crawling e In The End hanno raggiunto il top delle classifiche. Nel 2001 il disco fu il più venduto negli States e da allora ha superato gli 11 milioni di copie. Nel cofanetto super-deluxe c’è materiale inedito su 5 CD, 3 LP, 3 DVD più un libro di 80 pagine, un poster, 3 litografie, un tour ticket laminato e una chiavetta per il download. Non solo, per i patiti del vinile c’è anche la versione con 3 LP. “Hybrid Theory ’20” più un enorme quantità di memorabilia farà impazzire i fan che non aspettavano altro.

Quando vi è venuta questa idea?

«Quando i discografici ce l’hanno proposta non eravamo super entusiasti ma sapevamo che molte persone volevano ciò che di importante abbiamo fatto dal vivo. La sfida è stata quella di fare qualcosa che piacesse a tutti e allora abbiamo ribaltato tutti i nostri archivi e trovato ore di immagini e demo compresi gli ep originali prima che ci chiamassimo Linkin Park».

Come è stato riascoltare tutto quel materiale?

«Ci fanno male le mani pensando a quello che abbiamo messo insieme andando dalle nostre famiglie e dai nostri amici più vicini per reperire foto, fogli con i testi, registrazioni, video. Quello che avete sotto gli occhi è semplicemente incredibile. In più io (Joseph Hahn, ndr) e Mike abbiamo una passione per gli stencil e i graffiti e anche la ricerca e il lavoro sulla grafica è stato stancante ma bellissimo».

Chester Bennington non c’è più e il dispiacere è enorme. Quando avete capito che era la persona giusta per i Linkin Park?

«Quando lo abbiamo incontrato la prima volta abbiamo capito subito il suo talento e la voce era perfetta per le nostre canzoni. Lui ci fatto capire che eravamo l’uno nelle corde degli altri. Tuttavia il demo di She couldn’t forse fu quello che liricamente ci convinse che insieme avremo fatto grandi cose».

Possiamo dire che Hybrid Theory è un disco seminale per la storia del rock?

«In un certo senso sì. Grazie a “HT” Abbiamo imparato un sacco di cose, il rapporto con i fan, prendere sul serio le nostre cose e anche a non prenderle troppo sul serio. Ascoltare le nostre canzoni alla radio e renderci conto che stava cambiando qualcosa. Viaggiare, evolvere, conoscere altre nazioni e altri popoli. E’ stato tutto bellissimo, irripetibile e purtroppo anche drammatico». —

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