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Il Villaggio minerario di Niccioleta protagonista del nuovo documentario di Maurizio Orlandi

Lina Senserini
I pozzi minerari di Niccioleta fotografati da Romina Zago; a destra in alto il regista Maurizio Orlandi e, sotto, Romina Zago
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I pozzi minerari di Niccioleta fotografati da Romina Zago; a destra in alto il regista Maurizio Orlandi e, sotto, Romina Zago

Il regista e la fotografa Romina Zago narrano la storia del borgo dal 1936 alla fine del lavoro nel giacimento  

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MASSA MARITTIMA. Si chiama “Il villaggio” il nuovo progetto del regista Maurizio Orlandi, dedicato questa volta a Niccioleta, nel comune di Massa Marittima. E che ha come co-regista la poliedrica Romina Zago, massetana, fotografa per passione, come Orlandi legata al piccolo borgo minerario dalle radici familiari e culturali.

L’obiettivo è quella di mettere insieme un documentario e una mostra fotografica per raccontare, attraverso immagini fisse e in movimento, la storia del piccolo paese sulle colline metallifere, della miniera intorno alla quale è nato e si è sviluppato, fino alla fine dell’attività estrattiva, concentrandosi sulla comunità e sulla vita sociale.

La storia si articola dal 1936 alla chiusura della miniera, attraverso le vicende legate alla presenza della società Montecatini in Maremma, toccando temi quali l’immigrazione, la vita del villaggio, la sua struttura urbanistica, divisa tra le case “dei signori” e quelle degli operai, fino ai luoghi di aggregazione, il dopolavoro, lo sport.

Il progetto è stato presentato al paese in esitate, ad agosto, in occasione della proiezione del film di Orlandi “L’ultimo pane”, dedicato alla storia mineraria di Gavorrano, e ha subito raccolto l’adesione di cittadini e amministratori, tanto che ora l’iter di produzione è partito.

«L’idea di realizzare un documentario su Niccioleta e la sua comunità mineraria nasce da una serie di motivi, sia personali che storico-culturali» spiega Orlandi, che qui ha vissuto dal 1965 al 1970, poiché il padre lavorava come segretario del direttore nelle miniere di pirite della Montecatini.

«Ho molti ricordi della scuola e delle persone che ho frequentato e con le quali ho condiviso la fase della mia vita più spensierata e gioiosa – dice Orlandi – È stata un’esperienza di formazione importantissima che ha profondamente inciso sulla mia crescita interiore, sul mio percorso culturale e professionale».

Orlandi lascia Niccioleta all’età di 12 anni, all’inizio della lenta e ineluttabile parabola discendente che porterà, nel corso dei decenni successivi, prima alla chiusura della miniera, successivamente, allo spopolamento del villaggio e alla “diaspora” della sua comunità.

Tutto questo viene raccontato attraverso le interviste, le testimonianze orali e i filmati d’epoca in “Super8”, ma attingendo anche alle pellicole di repertorio dell’Istituto Luce e al materiale raccolto dallo stesso Orlandi per le sue ricerche su Gavorrano.

La parte fotografica è curata invece da Romina Zago, suoi sono i volti e i luoghi della memoria in parte già immortalati dai suoi scatti e accompagnati dalle ricerche nei vecchi album di famiglia degli abitanti, per ricostruire attraverso le immagini fisse i dettagli del racconto filmico. Altre foto ancora verranno fatta durante la preparazione dell’intero progetto.

A differenza di Orlandi, Romina Zago non ha mai vissuto a Niccioleta, dove invece sono nati i genitori (entrambi figli di minatori) che hanno lasciato il paese nel 1978. Ci tornavano però spesso, con la figlia, il fine settimana e in estate.

«Ho vissuto Niccioleta da bambina – racconta – nella piazzetta e nel bar di Nado, sotto i pini, ascoltando i racconti dei miei nonni sull’infanzia e l’adolescenza dei miei genitori. L’ho vissuta con i miei cugini e amici – descrive – figli di minatori amici di mamma e babbo. Ricordo ancora i fiori che con mia nonna portavamo alla lapide commemorativa per i martiri del’44». «Niccioleta – dice ancora – è per me un ricordo, diretto e di racconto, un luogo ricco di gesti, di volti, di immagini create in assenza di esperienza. Il villaggio ha una storia, di resistenza e valore, di lavoro e sacrificio, di speranza e ascesa sociale. Soprattutto di dignità. Che vorrei raccontare, per non dimenticare», conclude Romina Zago. –


 

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di Redazione web