“La Rondine” al tempo del Covid torna in scena sul palco del Maggio
L’opera di Puccini nell’allestimento curato da Denis Krief da martedì al 29 Dirige Marco Armiliato: «Il teatro ci sta aiutando a lavorare in sicurezza»
FIRENZE
Se una rondine non fa primavera “La Rondine” fa Puccini. Perché «chi pensa che sia un’operetta sbaglia, per il semplice fatto che Puccini non era capace di scrivere un’operetta», taglia corto il regista Denis Krief.
Riveduta e corretta ai tempi del Covid («sul palco diciamo addio ai baci ma non si altera il significato dell’opera») mentre il sovrintendente Pereira ringrazia la Menarini per il nuovo test sierologico («in dieci minuti sappiamo se si è positivi o no») da martedì 22 “La Rondine” torna in scena al Teatro del Maggio a Firenze, sul podio Marco Armiliato, protagonisti Ailyn Pérez, Roberta Mameli, Dmytro Popov.
Unico spartito pucciniano pubblicato da Sonzogno, “La Rondine” completata nell’aprile 1916 dopo l’entrata in guerra dell’Italia, fu rimaneggiata da Puccini in diversi momenti prima di vedere la luce a Montecarlo nel marzo 1917 riportando un grande successo. A causa del soggetto, pubblico e critica si mostrarono disorientati e scettici quando arrivò a Bologna qualche mese dopo. Si attendevano un lavoro di passioni ardenti e si trovarono di fronte una commedia borghese, eroine mediocri, che si concludeva con la rinuncia da parte della protagonista al grande amore, conscia di non poter accettare la vita semplice che l’innamorato le prospettava. Meglio tornarsene dal vecchio amante, un ricco banchiere, e riprendere le abitudini di una vita mondana, economicamente serena.
“La Rondine” quindi, salvo poche occasioni, uscì dai cartelloni, bollata come pagina minore. Il tempo ha dato ragione a Puccini: “La Rondine” è opera di grande raffinatezza e complessa modernità, che ne esalta la maturità artistica. Come “Bohème”, ancora una pittura d’ambiente parigino, ma non di poveri, affamati e infreddoliti, ma una gioventù dorata che passa il tempo fra feste, locali alla moda e puntate in Costa Azzurra, al ritmo di valzer, one step e slow fox.
«È il mio debutto fiorentino alla conduzione di un’opera lirica e sono molto emozionato – confessa Armiliato – lo spettacolo che ci apprestiamo a mettere in scena è di alto livello. Ci tengo a dire che in un periodo di incertezza come questo il teatro ci stia aiutando a lavorare in tranquillità e in sicurezza». Gli fa eco Krief che firma anche scene, costumi e luci: «Per gli artisti del coro dovrò rispettare le regole del distanziamento variando certe scene, come quella del valzer del secondo atto, e non potremo usare tutti i costumi o i trucchi previsti. Ma anche a questi disagi abbiamo rimediato, facendo danzare insieme alcuni artisti del coro che sono coppie anche nella vita oppure chiedendo ai coristi di venire già vestiti da casa. Vista l’ambientazione, La Rondine ce lo consente, senza alterare il significato delle scene».
Repliche il 25, 27 e 29 settembre. —
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