Gioco
Dal fondo del mare una storia di 2.000 anni fa: il relitto di una nave romana con tutto il carico
Il ritrovamento di Andrea Bada e del suo team a una profondità di 130 metri. La Soprintendenza: «Scoperta notevole»
PIOMBINO. Nel buio assoluto. A –130 metri sul fondo del mare, riaffiora una storia di oltre 2.000 anni fa. La traccia è una distesa di anfore, una stiva completa alta 2 metri e mezzo e lunga più di 20 metri. È il carico di una nave oneraria, tra le imbarcazioni più grandi del periodo imperiale romano poteva trasportare fino a diecimila anfore. Il museo sommerso è al largo della costa di Baratti. La scoperta si deve ad Andrea Bada, che vive per scoprire storie nascoste negli abissi. Alla sua ostinazione e alla squadra che lo accompagna in spedizioni ai limiti dell’immersione umana, senza scafandro o attrezzature. Ma anche alla memoria di chi molti anni prima, andando a pescare in quella zona, si era trovato nella rete il coccio di un’antica anfora.
«Erano anni che quell’uomo non andava più a pescare in quella zona – dice Bada – dove molti anni prima un pezzo di coccio di un’anfora era finito nella sua rete. All’epoca decise di ributtarlo, pensando che sarebbe rimasto lì per l’eternità. Invece, parlando con me gli è tornata in mente quella storia e mi ha invitato a cercare il relitto dandomi le indicazioni sulla zona».
Sono serviti giorni. Poi l’immersione da record, che solo pochi al mondo riescono a fare, portando al limite il proprio fisico, con qualche bombola d’aria e miscele di gas, ma nulla di più. «Sul fondo sono riuscito a restare per mezz’ora facendo 4 ore e mezzo di decompressione per la risalita», racconta. Quasi 8 ore sotto il mare, verso un fondale dal quale, dopo 2.000 anni, ha riportato immagini preziosissime. «Insieme a Luca Parodi ho percorso, con un gommone da 8 metri, 140 miglia prima di intercettare quello che il saggio pescatore ci aveva segnalato».
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L’alone di mistero sui protagonisti e la localizzazione del relitto è a protezione di questo museo sott’acqua, affinché non venga individuato da predatori e si conservi. La scoperta è stata prontamente segnalata alla Soprintendenza archeologia di Pisa e Livorno, diretta da Andrea Muzzi, che ha testimoniato grande soddisfazione per il rinvenimento. Le ricerche sono state seguite da Andrea Camilli, funzionario responsabile del patrimonio subacqueo della Soprintendenza, che ha confermato il considerevole interesse del ritrovamento.
«Si tratta di una nave oneraria di grandi dimensioni, che trasportava, a quanto si può riscontrare, un carico uniforme di anfore provenienti da un porto delle coste tirreniche, tra Campania, Lazio e Toscana – afferma Camilli – Un viaggio molto breve, quindi, per prodotti agricoli delle fattorie italiche diretti verso qualche porto del mediterraneo occidentale, sfortunatamente terminato poco dopo il 50 a.C. forse per una tempesta». Che aggiunge: «Dobbiamo alla grande profondità del relitto e alle sue particolari condizioni di giacitura, il fatto che si sia così ben conservato, al riparo da reti a strascico e da finti appassionati che saccheggiano e danneggiano i relitti a minori profondità».
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Un’impresa nel solco di altre messe a segno dal sommozzatore e cacciatore di relitti originario di Arenzano. Ad affiancare Bada nella spedizione i sommozzatori Ivano Predari e Luca Parodi, il video operatore Andrea Mescalchin, la psicologa Pamela Ciuffo e l’assistente di superficie Claudia Pesce. «Poteva essere un buco nell’acqua – racconta Bada – Ho percorso più di 140 miglia in giro per arrivare lì dal porto di Baratti, una baia fantastica dove l’acqua è cristallina e il tempo sembra essersi fermato. Una rada usata da millenni, per sbarchi e commercio. Giorni di ricerca, ma come ho imparato facendo il cacciatore di relitti battendo il chiodo prima o poi entra».
Ci sono tutti gli ingredienti per un’avventura in stile Indiana Jones, il personaggio cinematografico ideato da George Lucas. «In un attimo sono stato catapultato, con Ivano Predari e Andrea Mescalchin, in un passato di oltre 2.000 anni fa. Immerso in una distesa di anfore». Bada e il suo team garantiscono di non aver toccato nulla. «Immediatamente abbiamo avvisato le autorità competenti – sostiene il cacciatore di relitti – Siamo noi, il nostro team, a riportare alla luce le storie e le antichità che riposano nel profondo degli abissi, attenti a salvaguardare il patrimonio storico, proprietà di tutti gli italiani. Un ritrovamento importante e unico, con delle immagini che speriamo di poter far entrare nelle case di tutti, perché questo è un patrimonio che va preservato e mostrato al mondo intero». —
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