Gioco
Le mie opere, lo sfondo di Firenze: emozione unica
«A volte le immagini più belle sono un caso»
L’INTERVISTA
Il Forte Belvedere. Uno spazio carico di storia. Che effetto le fa?
Ho visto allestimenti fotografici di tutti i tipi in giro per il mondo. Questo è davvero geniale. Però non c'è nessun paragone con chi qui ha preceduto. Non rinnego il fotogiornalismo. Io rimango sempre un fotoreporter da marciapiede. Ma a 57 anni c'è tempo per fare altre esperienze. E poi questo è un mestiere che se lo fai per davvero lo fai con l'adrenalina. Per me l'emozione maggiore è potermi affacciare su questo panorama sul fondale delle mie opere. Nient'altro.
A proposito di adrenalina in questi scatti ce n'è da vendere. Ha mai avuto paura? Quando sono con l'obiettivo puntato verso il basso, che pesa anche sei chili, non posso avere paura. Non è questione di essere spericolati. E' la continuità del gesto che non ammette tentennamenti.
Sono foto preparate, studiate ma anche dettate dal caso?
Il caso a volte è benigno. Ero concentrato sulla riserva naturale Diaccia Botrona quando in cuffia il pilota mi urla: Massimo, a ore tre. Giro l'obiettivo e mi sfila davanti una formazione di fenicotteri rosa come una pattuglia acrobatica. Lo scatto perfetto. Come una rivelazione sono i butteri con la mandria e le persone coi carrelli in fila davanti al supermercato durante il lockdown. Un accostamento non voluto che ho fortemente voluto.
La solitudine della pandemia e moltitudine seppur distaccata della vita in campagna. Un grazie speciale? Se ho potuto fare queste foto il merito al 90 per cento è dei piloti che mi hanno guidato e tenuto in aria. Sono loro con la loro professionalità i veri protagonisti. Un sogno? Spero che Firenze possa diventare la capitale mondiale della fotografia. —
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