Toscana
Ha vinto il film più “ecumenico” Critiche per«Moglie di una spia»
Nuovo ordine di Michel Franco il prodotto migliore, ma più complesso per il pubblico. Favino e la Kirby, due scelte obbligate per due interpretazioni perfette
Le previsioni della vigilia sono state rispettate: il Leone d'Oro se n'è andato a correre per le praterie del Nevada di "Nomadland" della regista Chloé Zhao, allenandosi in vista dell'Oscar. Il film non era probabilmente il migliore tra quelli in concorso, ma una delicata elegia a base di tramonti e spazi sconfinati, acque limpide in cui gettarsi nudi e senzatetto nullatenenti ma ricchi di un'umanità che scarseggia nei bravi borghesi, conteneva senz'altro gli ingredienti della ricetta più ecumenica, quella capace di mettere d'accordo un po' tutti. Esattamente il contrario di "Nuovo ordine", di Michel Franco, vincitore del Gran Premio della Giuria, cronaca infernale e allucinata di un matrimonio in Messico, nella villa di ricchi signori. La giuria ha fatto bene a premiarlo, perché si tratta di un prodotto di prim'ordine, un meccanismo compatto di energica denuncia della perversione del potere e un apologo violento ed efficace sulla sconfitta di ogni umanità e giustizia. Inspiegabile invece che il Leone d'Argento per la migliore regia sia andato al giapponese Kurosawa Kiyoshi per il trascurabile "Moglie di una spia", scipito da qualsiasi verso lo si prenda. È l'unica scelta della giuria che lascia davvero perplessi: fuori tempo e fuori tema, trattasi di una spy story da cinema anni Cinquanta, priva di nerbo e di tensione. Al di là della confezione professionale, non si trovano altri pregi: la sceneggiatura è prevedibile, il ritmo fiacco, gli interpreti piuttosto anonimi e la regia, per cui è stato premiato, è solo di mestiere. Basterebbe confrontarlo all'altro thriller storico in concorso, il bellissimo "Cari compagni", diretto da Andrei Konchalovsky con nerbo ben più sicuro: sacrosanto il Premio Speciale della Giuria che gli è stato assegnato, per come impagina in una splendida fotografia in bianco e nero la cronaca di una strage di stato nella Russia del 1962. La vera sorpresa (bella) è stata la Coppa Volpi a Pierfrancesco Favino, per l'interpretazione di un personaggio ispirato al vicequestore Alfonso Noce, padre del regista Claudio, che nel 1976 subì un attentato dei terroristi rossi. Più prevedibile che l'attrice migliore sia stata giudicata la strepitosa Vanessa Kirby di "Pezzi di una donna", nel quale scandaglia con una recitazione intensa e sensibile la personalità di una donna che deve ricostruire la propria identità dopo un parto traumatico in cui ha perduto la figlia.
Giusto anche il Premio Mastroianni al dodicenne Rouhollah Zamani, un Oliver Twist iraniano nel film accattivante di Majid Majidi "I figli del sole", gruppo di bambini miseri e sbandati che si iscrive a una scuola di Teheran perché un delinquente li ha convinti che, scavando in un tunnel sotto le aule, troveranno un tesoro segreto. —
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