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Così nacque la “Dolce vita” Il docu-film di Pedersoli sul capolavoro di Fellini
OMAGGIO AL GRANDE FEDERICO ED A TONINO GUERRA
La Mostra di Venezia non poteva trascurare il centenario di Federico Fellini. A celebrare storicamente il più grande regista della storia del cinema ci ha pensato Giuseppe Pedersoli, il figlio di Bud Spencer, che ha presentato ieri il docufilm «La verità sulla Dolce Vita», una meticolosa ricostruzione della genesi, della lavorazione e della storia di una delle opere cardine della filmografia felliniana. Scopriamo così che, prima del successo mondiale il film fu osteggiato dalla produzione, tra liti, interruzioni e minacce. Ma l'omaggio che forse sarebbe piaciuto di più a Fellini, perché più lunare e poetico, è la proiezione dell'inedito "Il lungo viaggio", un cartone animato scritto da Tonino Guerra subito dopo la morte del maestro e realizzato in un'animazione artigianale, senza l'aiuto del computer, dal russo Andreij Khrzanovskij. Una deliziosa fiaba visionaria, nella quale tutti i personaggi felliniani, da Gelsomina alla prosperosa tabaccaia, si imbarcano su una nave per andare su un'isola deserta e si scatenano in lotte grottesche dove i seni delle donne boxano tra loro e i membri maschili diventano armi buffonesche, in sintonia con il clima del Libro dei sogni di Federico. Ora che anche Tonino Guerra ci ha lasciato, al Lido lo hanno ricordato il figlio Andrea, la moglie Lora e, in collegamento video, Giuseppe Tornatore, raccontando come il suo lavoro nascesse dal raccogliere foto e articoli di giornale su storie strane che lo incuriosivano e che facevano da serbatoio di idee per i soggetti dei suoi 120 film (così nacque anche lo zio matto salito sull'albero di "Amarcord"). Ma il contributo più interessante è stato quello di Salvatore Giannella, biografo di Tonino Guerra, che ha rivelato l'esistenza di una sceneggiatura inedita scritta per "La malavita", il film che Fellini doveva girare dopo "La dolce vita" sull'anima nera di Roma. Tutto era pronto, Fellini aveva già fatto i sopralluoghi nelle zone pericolose della capitale con un agente della polizia antidroga (c'è un'ampia documentazione fotografica al riguardo) finché il produttore non ricevette una telefonata che lo convinse a fermare tutto. E proprio Giannella ha ricordato lo sconcerto di Guerra alla morte dell'amico Federico, lui che, da poeta legato alla sua terra e animato da un meraviglioso ottimismo, si dimostrò un nemico così accanito della morte da avere inventato un Cimitero delle Parole Perdute, su ogni sasso del quale era scritto un termine desueto del nostro vocabolario, per non far scomparire neppure le parole che non si usano più. —
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