Gioco
Eleanor Marx, la doppia faccia di una figlia. L’eredità morale del padre, i tormenti privati
Romola Garai in un ruolo “ottocentesco” e complicato: «Ha lottato per migliorare il mondo senza trovarvi posto»
VENEZIA. Scavare in quella ricorrente contraddizione che, anche nelle persone più evolute, più intelligenti, più determinate, separa le spinte della ragione da quelle del sentimento.
Secondo Susanna Nicchiarelli, ieri in gara alla Mostra con “Miss Marx” (nelle sale dal 17 settembre), questo genere di conflitto non è un’esclusiva femminile, ma è un fatto che, per parlarne, la regista citi Jane Austen e uno dei suoi romanzi più celebri (Ragione e sentimento), aggiungendo che, tra i riferimenti cinematografici, il più nitido è stato quello di Adele H. Insomma, la lotta dura e senza paura di Eleanor Marx (Romola Garai), figlia prediletta dell’autore del Capitale, s’infrange sul profilo scolpito di Edward Aveling, l’uomo infedele (Patrick Kennedy) con cui scelse di vivere. «Sono affascinata dalla lotta tra la parte razionale e quella emotiva. Un tema senza tempo, che riguarda tutti, non solo le donne. Eleanor era estremamente intelligente, carismatica, consapevole della complessità dell’animo umano. Anche il padre con cui era cresciuta, e di cui diffondeva le idee con grande bravura, aveva le sue incoerenze. Non a caso, una delle frasi preferite di Marx era di Terenzio e diceva «sono un uomo e niente dell’umano mi è estraneo».
Divisa tra pubblica militanza in nome dei diritti degli sfruttati e privati tormenti per bugie e tradimenti del compagno di vita, Eleanor Marx non è, nel film di Nicchiarelli, un’eroina ottocentesca da prendere ad esempio, ma una donna inquieta, molto contemporanea, alla ricerca di un equilibrio che, fino all’ultimo, le sfugge tragicamente di mano: «Ho letto tanti dei materiali che la riguardano, le sue lettere sembrano scritte oggi, Eleanor era una persona empatica, viveva con sofferenza l’altrui sofferenza ed era convinta che, attraverso la letteratura, si potesse fare politica». Nel film si torna a parlare di poveri e ricchi, di lotta di classe e di marxismo, temi che, nella crisi del Covid, sono tornati di grande attualità: «Sono argomenti eterni, l’ingiustizia va combattuta. Eleanor e i suoi compagni hanno compiuto battaglie fondamentali, dobbiamo sempre ricordarlo. Con il Covid e con il lockdown è apparso chiaro il fatto che alcune categorie hanno pagato e pagheranno molto di più di altre».
Nei suoi abiti ottocenteschi Romola Garai si muove con naturalezza: «Le ricerche su di lei - dice l’attrice - mi sono state utilissime. Mi ha colpito vedere quanto Eleanor fosse un’ottimista convinta e il fatto, che dopo aver dedicato la vita a migliorare il mondo, non avesse trovato, in quello stesso mondo, un posto per se stessa». Sembra che, nell’adolescenza, Eleanor avesse vissuto una fase di depressione, ma l’episodio non è ricollegabile alla scelta di togliersi la vita: «Ho ripensato - riflette Nicchiarelli - a Thelma & Louise, anche in quel caso non c’era vittimismo né autocommiserazione, la decisione finale, più che una forma di fuga, è un atto liberatorio».
In gara con altre otto registe, Susanna Nicchiarelli è convinta che il vero traguardo arriverà «quando la presenza di registe donne non farà più notizia, ci vorrà ancora un po’, ma, a un certo punto, si parlerà solo di film, senza precisare se siano stati girati da donne o da uomini». I passi importanti, prosegue la regista, devono farli le nuove generazioni: «Ora tocca alle ragazze di 20 anni, quelle che stanno decidendo che cosa fare da grandi. Ho lavorato al Centro Sperimentale e ho visto che solo un terzo delle domande di ammissione sono di donne, contro i due terzi degli uomini. Siamo noi per prime a non avere il coraggio di intraprendere questa strada. E’ chiaro che, più ci saranno registe, e più le ragazze si abitueranno a valutare questa opzione». —
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