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Greta, la ragazzina divenuta icona Grossmann la racconta senza filtri
Il documentario sulla Thunberg diventa uno degli appuntamenti-cult «Mi riconosco in questo lavoro, ha saputo vedermi per come sono»
Greta folgorata sulla via di Damasco: «Ho visto un film a scuola, c’era uno scienziato, diceva che non ci restava molto tempo per cambiare i comportamenti che ci hanno portato fin qui». Greta bambina infelice: «Per molti anni, quando ero piccola, mi è successo di essere esclusa, trascurata dai miei coetanei. Così ho passato molto tempo con la mia famiglia e con le persone più care». Greta travolta dalla popolarità: «Penso sempre che un giorno mi sveglierò e scoprirò che non c’è nulla di vero in tutto questo». Al Lido Greta Thunberg è presente via Zoom, ma, ieri, il documentario di Nathan Grossman che porta il suo nome, è stato tra gli appuntamenti più seguiti. «Sì, mi riconosco - dice - anche se, all’inizio, ero molto preoccupata. Mi chiedevo se il regista sarebbe riuscito a raccontarmi per come sono e non per come mi dipingono».
Superare lo scarto tra verità e apparenze era, in effetti, il primo obiettivo del film: «Greta - spiega Grossman - è una persona molto strutturata ma anche molto sensibile, ed è in questa fragilità che sta la sua forza». Nell’arco di 98 minuti Greta racconta nascita ed esplosione di un fenomeno globale, ma la parte più interessante risiede negli scampoli di vita privata, nel dietro le quinte dei palcoscenici su cui la ragazzina con le trecce è apparsa portando il suo verbo: «Non sono una bambina arrabbiata - precisa -, ma una ragazza timida e studiosa». Una studentessa quindicenne che, nell’agosto del 2018, inizia uno sciopero per il clima, partendo da una domanda rivolta agli adulti: «Se a voi non interessa il mio futuro sulla Terra, perché a me dovrebbe interessare il mio futuro a scuola?». Ma anche una bambina costretta a fare i conti con la sindrome di Asperger e con la violenza di chi, per questo, l’ha bollata come malata e ossessionata da un unico argomento: «Adesso c’è il Covid - dichiara Greta più lucida che mai -, non si possono gestire due emergenze nello stesso momento. Quella ambientale è come se fosse messa in pausa, ma ciò non toglie che resti urgentissima». Nel film scorrono filmati di manifestazioni celebri e di incontri memorabili. «La prima volta che incontrai Greta in Svezia - ,ricorda il regista - parlò con voce flebile e balbettante... sottolineava come per decenni non si fosse fatto granché per rimediare al problema di una società che consuma le risorse di vari pianeti, pur avendone a disposizione uno solo. Mi sono messo al lavoro nel tentativo di rappresentare il mondo dal suo punto di vista. Pensavo che quella di Greta fosse una cosa piccola, magari una bella storia per le elezioni svedesi. Quanto mi sbagliavo». —
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