Italia
“Quo Vadis Aida” è emozione Il genocidio di Srebrenica e la cruda lettura della Zbanic
Una donna dentro la guerra, dentro una base operativa, dentro la stanza di comando: faccia a faccia con il conflitto, con la brutalità.
È così che Venezia assesta il primo colpo, dopo i pochi lustrini mascherati e mette il pubblico faccia a faccia con un personaggio destinato a lasciare il segno. A scatenare emozioni. In “Quo Vadis, Aida”?, la protagonista è così a stretto contatto con le decisioni, da avere quasi l’illusione di incidere sul destino delle persone. Almeno su quelle che ama. E invece nonostante il piglio autoritari e i piani di riserva pronti resta schiacciata.
I cecchini di Mladic le sterminano la famiglia, i caschi blu le strappano la fiducia.
Siamo a Srebrenica, nella base Onu, nell’anno 1995, a poche ore da un massacro e siamo anche in un film in concorso diretto dalla bosniaca Jasmila Žbanić, già Orso d’oro a Berlino, «una che va dove nessuno altro vuole» come dicono i suoi attori.
Lei scava dentro «un genocidio che ancora qualcuno nega nonostante si possa quasi vedere su YouTube» e ne tira fuori puro cinema.
Non usa immagini da documentario: la sceneggiatura è fiction, le scene di massa sono girate, però la ricerca è sofferenza pura ed è il misto di verità ingestibile e narrazione ritmata che rende un film veramente speciale.
Per commentare il suo Lacci, il regist aDaniele Luchetti ha detto: «Non c’è quasi trama e nessuna scena ha il peso di portarla», forse proprio per questo il film non lascia un’impronta mentre “Quo Vadis, Aida?” ti si attacca addosso. Aida è un’interprete, ha accesso a notizie di prima mano, conosce gli uomini al comando della presunta coalizione dei buoni.
Non è una sprovveduta, sa dall’inizio che le truppe Onu non proteggeranno la sua città dai bombardamenti, ma si aspetta che «gli uomini incaricati di salvare vite usino anche il più stretto margine di manovra che hanno per riuscirci. Invece no, credo che i caschi blu olandesi avessero un pregiudizio sui bosniaci musulmani che avevano davanti». La guerra non si fa raccontare facilmente, “Quo Vadis, Aida?” la cattura e poi la lascia cadere perché tanto è impossibile darle un senso. —
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