Sicurezza
La Divina Commedia diventa un’illustrazione lunga 97 metri
Enrico Mazzone, artista torinese, sta completando l’impresa L’idea è di esporla a Ravenna per i 700 anni dalla morte del Poeta
L’OPERA
La prima ispirazione per disegnare l’intera Divina Commedia su un foglio degno di un campo di calcio, lungo 97 metri e largo quattro, un’impresa ciclopica cominciata qualche anno fa che si sta avviando verso la fase finale, gli venne mentre faceva jogging. Enrico Mazzone, 38 anni, artista torinese formatosi all’Accademia albertina prima di trasferirsi in Nord Europa, racconta che stava correndo nel paesaggio invernale dei dintorni di Rauma, sulla costa della Finlandia, quando fu colpito da un dettaglio: «Osservavo il bosco e, nella luce fioca dell’inverno nordico, ho notato degli alberi con una forma più contorta degli altri. Ne è nata una suggestione che mi ha rimandato al ricordo del XIII Canto dell’Inferno, quello della Selva dei suicidi, in cui le anime dannate sono trasformate in alberi. Mi sono chiesto cosa avrebbero potuto raccontare quegli alberi se avessero avuto la parola e, tenendo conto che la cellulosa è tratta dal legno, ho pensato di dare loro voce proprio sulla carta».
La passione di Mazzone per la Commedia, in realtà, nasce molto prima, da bambino, mentre sfogliava l’edizione con le illustrazioni di Gustave Doré che i genitori avevano in casa: «Avevo 6-7 anni, quando ho aperto questi volumi e sono rimasto suggestionato dalle raffigurazioni – spiega l’artista –. La profondità, i chiaroscuri, gli angeli e i demoni, le curiosità da bambino sul perché certi personaggi avessero le ali e altri la coda». A Rauma, dove vince una residenza d’artista, realizza un murale che, per dimensioni e tecnica, prelude alla sua versione-monstre della Divina Commedia: è un’illustrazione di 20 metri per due del Kalevala, il poema epico ottocentesco di Elias Lönnrot, basato sulle leggende del Paese finnico.
«In un certo senso – dice – è stato un esercizio di stile per capire come raccogliere le idee per la Divina Commedia, perché prendeva spunto dall’epica finlandese per raccontare la cosmogonia originata dallo scontro fra male e bene». Quando poi, cinque anni fa, comincia a disegnare i canti dell’Inferno su una risma colossale donatagli da una cartiera di Rauma, si affida alla tecnica dell’incisione, usando uno spray per fissare la grafite della matita sulla carta. Ma sopratutto, Mazzone non ha un committente. Il rotolo aperto della Divina Commedia su cui, in questi giorni, lavora alle immagini del Canto IX del Paradiso, si trova nel vecchio mercato coperto di Ravenna. Una sede individuata grazie al critico Vittorio Sgarbi, che ha fatto da tramite fra l’artista e i proprietari. Mazzone conta di finire entro il 2020, in tempo perché l’opera sia esposta in un luogo adatto, l’anno prossimo, per le celebrazioni dei sette secoli dalla morte del poeta nella città in cui l’Alighieri è seppellito. «Ci sono contatti con il Comune, l’allestimento che ho in mente è una sorta di cinerama. Vedremo». –
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