Sicurezza
Le mie novelle per non sentirci soli
Dario Vergassola porta il suo cabaret a passeggio in Maremma: incontrarsi adesso è fondamentale
«I luoghi del tempo» è un festival diffuso che si svolge nella povincia di Gosseto in due fine settimana, che nasce dal desiderio di mettere insieme arte, teatro, narrazione, musica e prodotti tipici del territorio, in luoghi meno conosciuti che mantengono intatto tutto il loro fascino. Tanti gli ospiti che e animeranno le passeggiate nella natura e gli spettacoli, consultabile sul sito iluoghideltempo.it. Tra loro anche Dario Vergassola che il 5 settembre a Roccastrada insieme a Carlo Pistoiesi sarà protagonista di una passeggiata nel complesso delle ferriere di Torniella alle 17,30 durante la quale racconterà anche le Storie delle Cinque Terre.
Come ha accolto l’invito a partecipare al festival?
«Mi fa molto piacere pensare che le persone possano in qualche modo tornare ad uscire e a riappropriarsi degli spazi, seppur con le dovute precauzioni. Ascoltare, vedersi, incontrarsi è fondamentale, ma altrettanto importante è poterlo fare in modo sicuro. Quello che mi piace portare tra la gente è il mio modo di fare cabaret, che oggi si chiama stand-up ma è la stessa cosa, il cabaret sta all’autoscatto come lo stand-up sta al selfie! Fondamentalmente è sempre una narrazione, anche la fotografia lo è, e ora con questo periodo di pestilenza abbiamo capito che quando una persona sale sul palco e racconta succede quello che succedeva con il Decamerone. Che poi con Riondino abbiamo proprio portato in giro le novelle del Decamerone... La narrazione, la voglia di raccontare nasce da giovani, da bimbi, da ragazzi, con le favole, le storie di animali. Che mi piace molto raccontare con un occhio all’ecologia. Perché è importante capire dove stiamo andando. Il tema ambientale è molto importante oltre ad essere attuale e molti artisti stanno cercando di dar voce all’ambiente, di raccontare una storia che ci riguarda… Certo, poi però pensi che tutto il mondo sia così come Greta Tumberg suggerisce invece guardi come fanno la differenziata i tuoi vicini di casa ti viene un colpo, vorresti cambiare posto».
Ma non bisogna cambiare posto, bisogna cambiare la testa della gente. E si può secondo lei?
«È difficile perché ad un metro dal mio secchiello della spazzatura può accadere qualsiasi cosa e ce ne freghiamo, come se quello che non entra nel nostro campo visivo non sia affare nostro. C’è una pigrizia di fondo, mentale, che ci coinvolge tutti in fondo, uno sgarbo, un modo di essere che ci rende piccoli e presuntuosi. Son sempre gli altri, mai noi. Se vince la squadra del cuore allora c’è trasporto di cuore, di testa, di energie, di tutto e siamo tutti felici. Se ci fosse lo stesso trasporto su altre questioni, per esempio se dove i bambini fanno il bagno hanno scaricato di tutto, plastica ovunque, se pensassimo a cosa mangiamo sarebbe meglio. Continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto fregandocene delle riserve che si stanno esaurendo, del pianeta in sofferenza, questo descrive quel tipico atteggiamento umano secondo il quale “dopo di noi il diluvio”.
Poi magari sui social diventi il paladino di fatti che non sono neanche tuoi, magari del vicino di casa e poi permetti ai tuoi figli di fare cose stupide, come andare in ferie non so dove e tornare a casa e far ammalare i nonni. Tutto diventa una cosa politica, anche quando non dovrebbe. E allora siccome la mascherina è un fastidio arriva un politico che dice basta con queste mascherine. È ovvio che prende consenso, fregandosene delle conseguenze. Se il virus fosse democratico e colpisse solo gli stupidi andrebbe bene, ma non è così. Ho scritto un raccontino sul Covid da un punto di vista culturale, prima o poi lo racconterò! È proprio la natura dell’uomo, capace di cose eroiche di cose terribili. Come quando si suona la cornamusa dal terrazzo per gli infermieri e poi se finisci in ospedale li tratti male. Possiamo fare discorsi meravigliosi sui social, tutti diventiamo insegnanti per gli altri, dei guru che conoscono il senso della vita, poi se per due giorni mancano le gallette al farro bio diventiamo barbari buttando via duemila anni di educazione.
O pretendiamo di entrare nei negozi senza mascherina e vogliamo anche saltare la fila, ci vorrebbe un dio che ci strafulmini quando facciamo così. Compriamo centinaia di litri d’acqua e abbiamo il rubinetto in casa, questo dà un’idea di come facilmente si precipiti nel cuore di tenebre dl terrore. Siamo proprio fatti così, immaginavo che saremmo stati capaci di peggiorare ancora di più purtroppo. Intanto però prendiamo quello che viene e divertiamoci, tanto siamo di passaggio, rimaniamo osservatori di questo momento folle e cerchiamo di circondarci di persone più simili a noi, facendo del nostro meglio. E nel frattempo ci allieteremo con le novelle, anche per sentirci meno soli». —
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