Finanza
Elio Germano interpreta Celine
Per la prima volta a Pistoia, ospite di “Spazi Aperti”, la manifestazione estiva organizzata dai Teatri di Pistoia, arriva Elio Germano, volto fra i più noti del cinema italiano, attualmente sugli schermi nel ruolo di Ligabue nel film “Volevo nasconderni” diretto da Giorgio Diritti, per il quale ha conquistato l'Orso d'oro all'ultimo Festival di Berlino come miglior attore protagonista. Germano in coppia con Theo Teardo, musicista e compositore da sempre interessato alla fusione dell’elettronica con gli strumenti tradizionali, già al fianco di autorevoli protagonisti della scena internazionale come Lydia Lunch, Bewitched, Scorn, Erik Friedlander, autore di musiche per il teatro (Motus, Societas Raffaello Sanzio) e per il cinema (fra gli altri Salvatores, Sorrentino, Andrea Molaioli, Daniele Vicari, Cecilia Mangini, Cupellini), porta in scena domenica alle 21 alla Fortezza di Santa Barbara, “Viaggio al termine della notte”, liberamente tratto dal celebre, controverso testo di Louis Férdinand Céline, pubblicato nel 1932. Lo spettacolo, che ha debuttato nel 2012 e che viene periodicamente ripreso dai due artisti, ripercorre musicalmente alcuni frammenti del libro restituendo, in una partitura inedita, la disperazione grottesca del capolavoro di Céline con nuove dinamiche espressive nella combinazione di archi, chitarra e live electronics. Ed è in quel suono che emergono nuove prospettive sugli orrori della guerra che travolge le relazioni tra gli uomini. Il pessimismo sulla natura umana, sulle istituzioni, sulla società e sulla vita in generale, diviene inconsolabile fino a non concedere più alcuna speranza al consorzio umano. In una fusione di sonorità cameristiche che guardano a un futuro tecnologico nel quale, le immagini evocate dal testo interpretato da Germano, si inseriscono nelle atmosfere cinematiche di Teardo, si snoda un succedersi di eventi sonori e verbali dove la voce esce dalla sua dimensione tradizionale fino a divenire suono. La scenografia è quasi inesistente. Il palco, scarno e immerso nel buio, lascia spazio a una sorta di partitura “impressionista” che diventa essa stessa narrazione e testimone della genialità, impietosa e cinica, estrema di Céline. Il rapporto fra attore, musicista, volto, voce, espressione e suono diventa un “armonico” pentagramma dove sale l'inquietudine e tensione palpabile dell'inaridimento delle coscienze. Un viaggio terrificante nell’oscurità che sfiora il sublime. —
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