Il Tirreno

RITORNO AL CINEMA 

Cinque film per riaccendere la passione

FABIO CANESSA
Cinque film per riaccendere la passione

Da Abel Ferrara a Ligabue fino al ritratto di Federico Fellini: in sala arrivano i blockbusters dopo cinque mesi di buio

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Riparte finalmente la stagione cinematografica, dopo cinque mesi tra la chiusura delle sale e una cauta riapertura estiva per la quale i distributori non si sono fidati di far uscire i titoli più attesi. Questo sarà il primo weekend col botto o con il flop, perché a contendersi il primato del box office sono scesi in campo alcuni grossi calibri, anche se bisognerà aspettare ancora un po' per l'ultimo 007 e per il nuovo film di Verdone.

La classifica degli incassi di questi primi giorni vede trionfare al primo posto la novità della Disney "Onward: oltre la magia", premiato dal pubblico ma trattato con sufficienza da alcuni critici che, abituati all'animazione geniale della Pixar, se non è un capolavoro come "Up" o "Inside out" storcono la bocca.

Invece "Onward" non sarà il miglior film della ditta, ma rimane a livello stratosferico rispetto alla media dei cartoon: un fantasy ricco di umori, intelligenza e ironia che, come al solito, affronta seri temi esistenziali sciogliendoli nello spasso fiabesco. Stavolta tocca all'elaborazione del lutto di un giovane elfo che si strugge per non aver conosciuto il padre, morto prima della sua nascita, e quando, nel giorno del sedicesimo compleanno, ha l'opportunità di richiamarlo in vita con un rito magico, dovrà affrontare una girandola scatenata di avventure che gli permetteranno di diventare adulto e capire quanto sia importante vivere nel presente. Diretto con ritmo vivace e tecnica prodigiosa dal bravo Dan Scanlon, diverte e commuove garantendo sempre un forte impatto emotivo. Quello che manca invece a "Tenet", il blockbuster d'autore costato più di 10 milioni di dollari per raccontare una spy story farraginosa e lambiccata, dove un cattivone russo riesce a farsi inviare dal futuro delle armi che invertono il flusso del tempo, con le quali vorrebbe distruggere il mondo. Il regista Christopher Nolan si sbizzarrisce in due ore e mezza di sequenze spettacolari girate da par suo, ma si compiace troppo del gioco stucchevole di corti circuiti temporali fino a confondere gli spettatori e ingarbugliare la progressione narrativa. Lo fa per stupire di continuo e a ogni costo ma, come dice a metà film una battuta del protagonista, «a questo punto non mi sorprendo più di nulla».

La qualità tecnica non si discute, la messinscena visiva ha una confezione magistrale, ma la prova degli attori è modesta, i dialoghi fanno venire il latte alle ginocchia e l'invadente colonna sonora gonfia di enfasi epica ogni sequenza. Per cui si esce frastornati, sospettando che dietro la magnificenza degli effetti speciali e la complessità delle teorie fisiche uggiosamente squadernate si nasconda un plot banale recitato da personaggi senza carisma, a partire dal protagonista John David Washington, che non sembra aver ereditato il talento di papà Denzel. Si esce addirittura sconvolti da "Siberia", nel quale Abel Ferrara ha voluto scandagliare la propria psiche, mettendo in scena una miscela impastata di incubi e ricordi, sullo fondo di paesaggi rocciosi e desertici che rappresentano i meandri dell'anima e gli abissi della coscienza. Facendosi interpretare da Willem Dafoe, compone una sinfonia di immagini allucinate che riflettono l'inconscio di un'esistenza inquieta, fino a placarsi in un finale dove un pesce resuscitato parla, simbolo cristologico di una possibile pace in cielo. Tra momenti suggestivi e arzigogoli gratuiti, il film è una sorta di "Otto e mezzo" di Abel, talvolta affascinante e spesso insopportabile, perché Ferrara non è Fellini. E proprio al centenario del grande Federico è dedicato "Fellini degli Spiriti" di Anselma Dell'Olio, un ritratto sorprendente del mago del cinema che i cinefili non possono perdere, con straordinari materiali d'archivio e interviste inedite a Roberto Benigni, William Friedkin e molti altri nomi importanti. Ma il cinema italiano si fa onore in questa ripresa anche con "Volevo nascondermi", il bel film su Antonio Ligabue girato con sapienza da Giorgio Diritti: all'opposto di un'agiografica fiction televisiva, l'opera scava nel rapporto tra la vita e l'arte di Ligabue, sull'origine della sua pittura e sull'approccio fisico, quasi mimetico, con la natura e gli animali. Cesellato da inquadrature perfette, il film ha il suo punto di forza nel protagonista: il rischio di andare sopra le righe o di gigioneggiare cadendo nella macchietta era incombente, invece la bravura superlativa di Elio Germano fa risaltare la dignità umana e la brusca tenerezza di un emarginato geniale, rimanendo miracolosamente in bilico tra l'immedesimazione più intensa e una naturalezza misurata. Tanto da essere stato premiato come miglior attore al Festival di Berlino a febbraio. Proprio alla vigilia dell'arrivo del Covid. —
 

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