Sicurezza
L'eterno fascino della Capannina: il locale-cult spegne 91 candeline
Da qui è passato un pezzo della storia d’Italia
Regina affermatissima di tutti i locali da ballo, da intrattenimento, da tempi del piacere, la "Capannina" di Forte dei Marmi compie oggi novantun anni. Ieri di Achille Franceschi poi di Nevio è da quarant’anni passata in guida e proprietà della famiglia Guidi, del commendator Gherardo e della signora Carla. Senza perdere mai lustro, smalto, capacità attrattive. Anche se, colpa il micidiale Covid distruttivo, quest’estate non si fa spettacolo danzante, con migliaia di coppie eleganti e scapricciate che fanno l’alba alla voce indiavolata di Jerry Calà, si fa solo cena e piano bar.
Limitandosi, i fans in questo spazio mitico ed insostituibile, a darsi occhiate piccanti tra i tavoli, rammentando, con l’arredamento e lo stile rimasto invariato negli anni, i bei nomi che fecero storia in Versilia, nomi dell’aristocrazia d’ante guerra, dell’industria nel dopo guerra e nel boom, dello show business di sempre perché su questo palcoscenico fiabesco rituale delle notti bianche, sono transitati, nel successo, i grandi nomi della musica leggera, del teatro leggero e pesante, del cinema, della televisione.
Dice Gherardo Guidi, impeccabile, smagliante nelle sue giacche blu-manager: «devo ringraziare la Rai e le altre emittenti perché non si sono dimenticate, in giorni di pandemia, di dedicare trasmissioni alla Capannina. Hanno fatto collegamenti Uno-mattina estate e la Rai-Z e il locale ha rappresentato come sempre la Versilia nelle sue migliori attrattive».
Ed è stata ed è, indubbiamente, uno dei simboli della riviera "La Capannina", perché, come una nobildonna mai doma negli amori e nelle passioni sfrenate, vanta nel blasone, ben narrato in due libri volumi ed editi da Guidi, pagine e pagine di storia, episodi che coinvolgono Gianni Agnelli e Italo Baldo, Edda Ciano e Curzio Malaparte, il play boy Pignatari e Renato Salvatori, Gassman e Valeria Marini, Edith Piaf e Ray Charles, Sugar Robinson e John F. Kennedy, Ornella Vanoni e Belen Rodriguez, una miscela di caratteri, ambiziosi, spericolatezze che ha avuto ed ha per colonna sonora le più orecchiate e cantate canzoni dell’estate, dai tanghi di Bruno Quirinetta, alla "Vie en rose" a "Sapore di Mare" fino alle struggenti variazioni di Bocelli.
E stasera, compleanno del tutto esaurito, tante note torneranno perché alla tastiera, a rammentarle, c’è Stefano Busà che da vent’anni allieta le ore dei tramonti e delle albe in Capannina, dall’aperitivo col "Negroni" all’ultimo champagne ghiacciato.
Certo, adesso è la cena il pezzo forte. Da subito, novant’anni e più fa quando il locale si chiamava "Capannina", qui si pranzava con focacce e fagioli toscani. Che facevano da intermezzo tra nuotate in mare, flirt e partite lunghissime di bridge e poker proibito. Adesso in cucina c’è uno chef ambizioso e creativo, David Romagnoli, uomo di costa e d’entroterra, pesce e carni succose e risotti profumati alle bollicine francesi.
Il cinquestelle da premio lo raggiunge però il soufflé, strafamoso in Europa, imitato e mai superato, con intingoli da alchimia, magici perché a fine cena devono consentire soltanto i "si" a ciò che, da un’eternità, viene dopo, come nei film il bacio micidiale di via col vento.
Dopo cena questa sera di compleanno, farà scintille il comico Leonardo Fieschi che viene dalla scuola di Carlo Conti e splenderà la giovanissima soubrette Sara Croce, biondissima, formosa mozzafiato, già destinata, perché porta il marchio di Paolo Bonolis, a diventare la stella di Canale 5. E che a "La Capannina" segue la strada che fece diventare stars Laura Antonelli, Virna Lisi, Grace Jones, la Jespica, la Parietti, Isabella Ferrari. Sara Croce, scoperta di Guidi, è portata da Riccardo Santini che nel locale segue le orme dell’indimenticabile papà Carmelo, porteur negli anni dal ’50 all’80 di tutte le vedettes che dettero gloria ai locali versiliesi.
Ma bastano due o tre ore assieme a Gherardo Guidi, seduti su una poltrona rivestita di paglia verdina, per ripassare l’album prestigioso delle rammentazioni. Lui, Guidi, ha fatto scuola di musica, sudava la tastiera però poi si esibì da batterista. Gli venne nel sangue la passione alle passerelle. E comprò la "Sirenetta" nel pisano eppoi locali a Firenze e Bologna. Quando gli offrirono "La Capannina" al Forte era come offrire una cattedrale, un museo d’epoca. Vi erano state vicende leggendarie, da quando Mussolini la fece chiudere perché Ettore Muti, segretario del partito fascista, vi aveva fatto un’orgia tra donnine denudate e sgherri del regime in mutanda nera, a quando Curzio Malaparte, scrittore lUciferino, vi aveva frastornato la Virginia Agnelli, madre di Gianni e di sei rampolli fiat.
Da quando Baby Pignatari donava cesti di rose alle aristocratiche Pacelli, di famiglia papalina, a quando il poeta Eugenio Motale si era azzuffato con l’attore istrione Carmelo Bene (che gli tirò in faccia un piatto).
Insomma era come ereditare "La Scala", da far sudare le ascelle e rizzare i peli. Ma Guidi, dai capelli ieri nerissimi ora ben argentati, non temette l’impresa. E rinnovò e rilanciò "La Capannina" portandovi Benigni e Gassman, Chet Backer e Walter Chiari, gli eredi Moratti e Paolo Rossi, eppoi, per far scattare platee immense di giovani e più richiesti disc jockey. Che adesso, colpa del Covid, purtroppo riposano. Così trascorso un altro ferragosto, "La Capannina", nonostante attorno si annuncino pericoli e un autunno di inquietudini, lancia ancora richiami di speranza e ripresa. Puntando diritta verso il centenario che sarà pirotecnico e festoso. Lo promette la famiglia Guidi, con la figlia Cristina in linea, perché le generazioni si susseguono ma la Versilia resta bisognosa, per ben prosperare di trionfi imprenditoriali italiani. Da non svendere ai russi e ai cinesi arrembanti.
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