Il Tirreno

i film tv  

Torna il vice questore Schiavone ed è ricoverato in ospedale

Francesca Soro
Torna il vice questore Schiavone ed è ricoverato in ospedale

Si gira ad Aosta la quarta stagione della serie Rai tratta dai romanzi di Manzini  Giallini: «A differenza del personaggio, non amo i tramezzini e non porto loden»

4 MINUTI DI LETTURA





Aosta

«Ammazza che caldo. Altro che er fresco de montagna». L'accento romanesco del vice questore Rocco Schiavone, interpretato sul piccolo schermo dal romanissimo Marco Giallini, risuona - vero protagonista – nel backstage del set aostano dell'omonima fiction, uno dei primi in Italia ripartito dopo il Covid.

Le riprese della quarta stagione della serie noir nata dalla penna di Antonio Manzini (anche sceneggiatore insieme con Maurizio Careddu) finiscono stanotte. Ancora qualche ciak nella capitale e poi si conclude. Per i fan (moltissimi) del poliziotto esiliato in Valle d'Aosta, burbero, arrabbiato, perspicace, la messa in onda sulla Rai delle nuove puntate non ha ancora una data certa «ma noi prevediamo di consegnare tutto a novembre» dice Simone Spada, regista delle ultime due stagioni. I nuovi episodi sono prodotti da Cross Productions e da RaiFiction con il sostegno del Comune di Aosta e della Film commission Valle d'Aosta (che ha dato 180 mila euro, la cifra massima prevista).

Adesso la troupe, sbarcata in Vallée a inizio luglio, sta girando vicino all'Arco d'Augusto, appena fuori dalla cerchia di mura romane i cui resti circondano la città. Sono le sei di sera, ma il termometro segna 28 gradi e attori e comparse sono vestiti con piumini, maglioni, cappotti, sciarpe e collant. Già, perchè a causa della pandemia, non solo la produzione ha dovuto mettere in piedi un sistema di sierologici e tamponi a catena, ma soprattutto la troupe ha dovuto girare per la prima volta a luglio e agosto. La montagna d’estate ha un altro aspetto. «La preferisco d'inverno, di molto – dice Giallini - Io poi ho proprio patito perché il contesto del film è invernale, mentre siamo a 30 gradi». «La varietà di ambienti che avete tra inverno e estate è una forza da sfruttare – sottolinea Spada - Crea moltissime possibilità anche turistiche».

Molti autoctoni dicono, con un po' di dispiacere, che il film mostra un'Aosta lugubre. «Lugubre? Non trovo – risponde l'attore ancora con i vestiti di scena addosso - La Valle è “luminosa”, il contesto del racconto è noir».

Questa volta per la regia e la produzione non è stato facile trasformare la luce calda e i panorami soleggiati nel cupo inverno che circonda le trame. Una sfida tecnica. «Credo di poter dire una sfida vinta dove abbiamo dovuto mettere una marcia in più dal punto di vista scenografico e di effetti speciali per creare pioggia e neve», spiega Spada. È appena sceso, dopo l'ultimo ciak, dall'edificio in via Torino che un tempo ospitava il liceo Maria Adelaide (poi sfrattato per questioni di antisismica), trasformato dalla produzione nell'”Ospedale civile di Aosta”. Il secondo episodio parte proprio da lì: il vice questore è stato ricoverato con una pallottola in un rene. E lì avviene una morte strana, forse un omicidio.

Il romanzo da cui è tratto è “Ah l'amore l'amore”, l'ultima indagine di Schiavone pubblicata da Sellerio. Preceduta da “Rien ne va plus”, che conclude le trame immerse nel mondo di casinò, gioco d'azzardo e ludopatia, incentrate anche sulla casa da gioco di Saint-Vincent. Nella cittadina la troupe ha girato varie scene. I set hanno coinvolto anche Rhêmes-Notre-Dame nel Parco del Gran Paradiso, Cogne, Crevacol, Pila, La Thuile e il castello di Sarre. E poi Aosta, con i luoghi del lavoro (questura e tribunale) e quelli della vita, tra cui la casa vicino al teatro romano e il Bar Nazionale in piazza Chanoux (ha chiuso, ma le serrande si sono rialzate per la fiction).

Seduto appena fuori dal liceo/ospedale, Giallini confida anche uno dei suoi luoghi preferiti: «Mi è piaciuto moltissimo Saint-Rhémy-en-Bosses, nella vallata del Gran San Bernardo. Ho visitato il prosciuttificio del vostro Jambon de Bosses (una delle quattro Dop valdostane, ndr). Straordinario». L'anno scorso aveva detto di voler comprare casa in Valle. «Sì ci ho pensato. Ma a me piace vivere in albergo. Come Dino Risi».

L'attore, che porta spesso con sé i figli, è ormai una presenza famigliare per i cittadini. «Rispetto ai primi due anni c'è un'apertura totale, mi sembra di stare a Roma, in un quartiere periferico, come quello in cui vivo». Quanto c’è di Schiavone in Giallini? «Il Loden e le Clark mi piacciono - sorride - ma nella vita non ho mai messo nessuno dei due. Però fanno parte del personaggio e quindi un po' di me». E il cibo? Anche lei come il vicequestore ha la passione per i tramezzini? «Non ho tutto questo amore per i tramezzini. Da ragazzino sì: tonno e pomodoro. Mi piacciono la bourguignonne e la carbonada». Grappa o Génépy? «Génépy. Una volta amavo la grappa. Adesso sono più da whisky. Ma adesso una domanda la faccio io – ride - Com'è che qui non contemplate il soffritto? E perché non mangiate gli spaghetti? Al ristorante ti portano quasi sempre la pasta fresca». Senza il filtro della tv è ancora più difficile distinguere Schiavone da Giallini e viceversa. —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web