Il Tirreno

MASSAROSA 

Quei concerti “fai da te” accanto al fienile

Lorenzo Mei
Quei concerti “fai da te” accanto al fienile

Sette serate con gli Esterina, gruppo di riferimento della musica indipendente, accanto al casolare usato per le prove

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MASSAROSA. Cinquanta persone sedute sulle presse di fieno, in campagna. Sulla testa file di lucine elettriche accese come se fossero stelle, sotto i piedi l’erba di un prato, a Massarosa.

È lo scenario scelto dagli Esterina per un “non tour” con cui offrire concerti anche in un’estate complicata. Sette serate a casa propria, accanto al fienile che usano per le prove. Dovevano essere cinque, poi la gente ha continuato a comprare i biglietti, e allora le date si sono aggiunte. Ne restano tre, il 14 agosto (già sold out) e poi il 21 e 28, ma non è detto che non ne inseriscano altre.

È la situazione perfetta per andare ad ascoltare una band che ha le radici proprio sulle colline che puntano verso il Massaciuccoli, ma spingono lo sguardo da una parte verso Lucca, che è un po’ il centro di gravitazione del gruppo, e la Versilia.

Il loro è un mondo che sa di paese, di piccole storie spicciole, di ricordi e di sapori semplici, anche quando sono dolorosi. Per questo andare a un loro concerto a pochi passi da un fienile, con l’impressione che la città sia lontanissima (anche se la piscina comunale è a pochi passi) è forse il modo giusto per conoscerli. Gli Esterina sono apprezzati soprattutto nel circuito della musica indipendente, spesso si è parlato di loro con una definizione un po’ abusata, quella del “segreto meglio custodito della musica italiana”, non hanno un pubblico vastissimo, ma molto affezionato.

Finora il gruppo ha pubblicato quattro dischi in studio e uno dal vivo, dal 2008.

Le parole e la voce di Fabio Angeli, che suona anche la chitarra, raccontano qualcosa in cui non sempre c’è un filo narrativo da tenere in mano.

A volte ci sono suggestioni e immagini che aprono a chi ascolta una finestra sul proprio vissuto, o su storie ascoltate per tradizione. Musicalmente vengono accostati al post-rock, anche se hanno molto di cantautorale, anche se oltre alle atmosfere rarefatte che sono bravi a disegnare, sono capaci di trasmettere una scarica elettrica e l’energia per far battere i piedi al pubblico.

Spesso le canzoni degli Esterina si chiudono con lunghe code strumentali in cui il resto del gruppo (Massimiliano Grasso piano Rhodes, tastiere ed elettronica, Giovanni Bianchini batteria, Daniele Pacini basso, e Luca Giometti chitarra, tastiere ed elettronica) traccia i confini del proprio territorio musicale. L’idea di fare un ciclo di concerti giocando sempre sul proprio campo (in senso letterale per una volta) è nata quando si è capito che era possibile immaginare un’estate con un po’ di musica e molte regole, ma ancora non si sapeva quanto sarebbe stato facile viaggiare e trovare palchi a disposizione. Ha funzionato, non solo perché gli spettatori hanno risposto prenotando il loro posto e hanno trovato la sede dei “Concerti di Rietto” senza farsi fregare dal navigatore negli ultimi metri (basta cercare la piscina, in ogni caso), ma soprattutto perché il risultato di questo esperimento sono state serate di ottima musica, con il fresco della campagna sulla pelle e la sensazione di essere tra amici.

Che è un altro modo di vivere concerti, ma non è detto che vada buttato via non appena (speriamo presto) sarà possibile tornare alla normalità vecchia, l’unica che davvero ci interessa.

E allora forse non è un caso che una delle canzoni più belle dell’ultimo disco degli esterina, “Canzoni per esseri umani”, si chiami proprio “Meraviglia normale”. —
 

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di Redazione web