Il Tirreno

LA SUA VOCE MARCHIO DI FABBRICA AUTOREVOLE

Massimiliano Panarari

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Un grande innovatore (oltre che un vero signore). E una colonna della visione della tv come servizio pubblico con al centro l’informazione, da lui reinventata mediante i format del documentario e dell’inchiesta e con la formula del cinegiornalismo. Sergio Zavoli, che era entrato in Rai nel 1947 come giornalista radiofonico, ha fatto la storia della tv di Stato (e del giornalismo nazionale) definendo in termini originalissimi – e di successo – proprio le relazioni tra l’immagine e la parola. Attraverso un lavoro di elaborazione che ha costellato tutta la sua carriera, facendone uno dei pochi, autentici intellettuali della tv. Sempre in nome della centralità e del potere di creazione della parola, come ha scritto Aldo Grasso – una filosofia a cui, peraltro, non è stato estraneo il dono naturale della voce, con quel timbro suadente e autorevole divenuto un marchio di fabbrica dello Zavoli conduttore e intervistatore.

Insieme a Cesare Zavattini, inaugurò il genere del documentario “all’italiana”, influenzato nel linguaggio e nella struttura dal clima culturale del neorealismo. Ovvero, documentari girati nell’ambiente originario e coi suoni genuini, e non ricostruiti in uno studio. Per il cattolico socialista Zavoli la realtà era l’oggetto principe di un racconto televisivo ispirato ai paradigmi dell’analisi e della qualità della programmazione offerta al pubblico. Una concezione che ha trasposto in tutte le sue trasmissioni: dal magistrale Clausura (1958) al Processo alla tappa (destinato a rifondare il giornalismo sportivo e a fare scuola), a quell’impressionante seduta di autocoscienza collettiva e di viaggio negli abissi (e nei misteri irrisolti) del secondo 900 che è stata La notte della Repubblica.

Rispetto alla logica mediale di una tv sempre più mitopoietica e autopoietica il “modello Zavoli” è quello di un medium che spalanca porte e finestre al reale, e sviluppa riflessione e pensieri. Una tv che, come disse a Marco Zatterin in un’intervista per La Stampa, deve continuare ad andare «alla ricerca della verità» per ridestare le coscienze dei cittadini. —



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