Toscana
Monti: la mia Tosca in tre cornici
Giovedì al Gran teatro Puccini un allestimento circolare e intrigante. «Pochi mezzi, tanta creatività»
«Quando si è in difficoltà, si cerca di trasformare i problemi in risorse, di rendere possibile l'impossibile". Più che il regista teatrale che ha firmato l'allestimento di "Tosca" (orchestra diretta da Alberto Veronesi) per questo Festival Puccini limitato dal Covid-19, ma non per questo fermatosi brutalmente, Stefano Monti sembra un santone che attinge dalla filosofia giapponese. Una cultura in cui s'è imbattuto più volte durante la sua carriera, cultura che peraltro affascinava moltissimo il Maestro in persona. E in effetti non ci siamo andati troppo lontano: dietro l'allestimento dell'opera pucciniana che debutta giovedì, e che inaugura il mese di spettacoli nel gran teatro all'aperto di Torre del Lago - ci sarà anche la Madama Butterfly con la regia di Manu Lalli - dopo il "Gianni Schicchi" andato in scena a giugno alla Cittadella del Carnevale, ci sono sì le disposizioni in tema di sicurezza e distanziamento, ma anche una certa filosofia. Necessità e scelta a braccetto sul palco del Pucciniano. Modenese di nascita, come tradisce quando dice che «abbiamo trovato soluzioni compatibili con le normative in atto», avvicinatosi all'opera grazie a Luca Ronconi, Monti ne ha concepiti, progettati e creati di allestimenti. Ma qualcosa del genere, con tutte le prescrizioni che comporta, no, mai.
«L'opera lirica è lo spettacolo più complesso: le masse orchestrali presuppongono la vicinanza, abbiamo dovuto studiare tante soluzioni. Ma la difficoltà spesso è stimolo alla creatività e confesso che, se anche si dovesse tornare alla normalità, io le manterrei: si sono rivelate più teatrali del solito e interessanti». La scenografia si compone di tre grandi cornici rotonde in verticale - quella centrale a sua volta contiene un disco a specchio orientabile - oltre a una pedana circolare basculante che poggia sul piano del palcoscenico ed è ispirata da due linee guida - l'essenzialità, anche nelle forme, e lo spazio scenico. A completamento, un grande schermo per proiettare in remoto le tessere mosaico dei piccoli chierici con al centro il sagrestano, nell’impossibilità di disporre del coro dei bambini nella cantoria. «Non ci sono grandi risorse, perciò l'impianto scenico si presenta scarno ma, allo stesso tempo, imponente - assicura Monti - abbiamo lavorato in una certa direzione e il pubblico non deve assolutamente aspettarsi uno spettacolo 'menomato' che, anzi, nella sua totalità può essere una bella sorpresa». Una veste insolita, ma non necessariamente inferiore quanto a bellezza e impatto. «È nato tutto poco tempo fa. Posso dire che è stata una lotta contro il tempo, in senso temporale, ma anche contro i tempi, cioè il complicato momento che stiamo vivendo: ho dovuto attingere a tutte le mie risorse per supplire alle difficoltà e ai limiti». Viareggio, e non solo, riparte da una delle sue eccellenze della cultura. «C'è un episodio che racconto spesso: una volta mi trovavo in Giappone e una cameriera, vedendo uno spartito appoggiato sul tavolo, mi rispose in italiano. Rimasi sbalordito e lei mi disse che aveva imparato la nostra lingua grazie al suo amore per il melodramma italiano. Ecco, queste sono le tradizioni culturali da salvaguardare». —
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