Il Tirreno

intervista al grande direttore d’orchestra 

Pappano: «Beethoven e Puccini per la rinascita»

ILARIA BONUCCELLI
Pappano: «Beethoven e Puccini per la rinascita»

Il maestro a Genova per il nuovo ponte e poi a Torre del Lago abbina la Quinta sinfonia a Crisantemi e Preludio Sinfonico

4 MINUTI DI LETTURA





«È il destino che bussa alla porta». Il destino che incombe, certo. Drammatico. Ma anche il trionfo dell’eroe. Per Genova, il 27 luglio la Quinta di Beethoven dovrà essere la Sinfonia della rinascita, nel giorno in cui sir Anthony Pappano dirige l’orchestra dell’Accademia Santa Cecilia nel concerto di inaugurazione del ponte che rimpiazza il Morandi, senza sostituire il lutto di 42 vittime. Il giorno dopo a Torre del Lago, il maestro italo-inglese debutterà al Festival Puccini con la stessa sinfonia. Proposta in un insolito abbinamento con il giovanile Preludio sinfonico di Puccini, dove è forte l’influenza della grande musica tedesca. Di Wagner, in particolare.

Maestro Pappano, lei che è un grande direttore del repertorio pucciniano, debutta a Torre del Lago con Beethoven, di cui ricorre il 250° anniversario della nascita. Perché questa scelta?

«Non devo essere io a dire che stiamo vivendo un momento molto particolare, a causa della situazione sanitaria mondiale. Molti programmi sono annullati o rinviati. Il 27 saremo a Genova per l’inaugurazione dell’opera più importante dell’anno con la V Sinfonia di Beethoven. Quando Giorgio Battistelli ci ha invitati a partecipare al festival è stato naturale per noi proporre la stessa sinfonia. Arricchita, però, di due brani giovanili di Puccini: Crisantemi (elegia per quartetto d'archi, musica da camera composta dal Maestro lucchese in una sola notte nel 1890) e il Preludio sinfonico (di cui si ritrovano frammenti in Edgar, seconda opera di Puccini».

Un omaggio a Puccini?

«Un piccolo omaggio a Puccini, anche se non devo sforzarmi di rendere omaggio a Puccini perché io lo dirigo spesso. Se non ci fosse stata la pandemia, in questo periodo sarei stato a Londra a dirigere Butterfly e Tosca. Confesso che è un po’ strano essere a Torre del Lago con Beethoven, ma abbiamo inserito questo teatro in un piccolo tour che poi ci porterà anche a Caserta».

Partendo da Genova. Un concerto complesso, anche da un punto di vista emotivo.

«Questo concerto nasce da una tragedia e da una rinascita, ha un sapore dolce e amoro. Il dolce è dato dalla perseveranza, dal lavoro di squadra di ingegneri, operai, tecnici, di Renzo Piano che ha consentito di ricostruire in tempi record un ponte così complesso. Questa opera mostra che cosa è possibile realizzare nell’Italia di oggi, della quale spesso si parla in modo negativo, tralasciando le sue capacità. Poi c’è l’amaro: il dolore, la tragedia, i morti. Noi vogliamo essere rispettosi di questo lutto. Suonare in un luogo così duramente colpito è di per sé commovente e per questo il concerto sarà molto sobrio. Ma la V Sinfonia credo che sia anche la musica più adatta».

Perché?

«Perché il narrativo della sinfonia va dal conflitto, dalla crisi, dal buio alla vittoria e questo viaggio musicale che è pieno di grinta, perseveranza, tortura e finalmente trionfo. È quindi un viaggio musicale veramente iconico, è una metafora per questa situazione».

Però, poi a Torre del Lago lei dirigerà anche Puccini. Che cosa l’ha fatta innamorare del maestro lucchese?

«Essendo pianista prima che direttore d’orchestra, ho suonato gli spartiti del Maestro al pianoforte. Ed è una grande gioia suonare musica di Puccini al pianoforte dove si intuisce che tanta della sua musica sia nata. Si sente subito: da quanto è sofisticata, da come armonizza la sua “tavolozza” di colori. Non parliamo poi delle melodie inserite nel suo “timing” teatrale: è uno splendore. Gestisce l’andamento dell’opera, della serata lirica da grande grande grande maestro».

Ma come riesce a trovare un nuovo colore, una nuova sfumatura nella musica di Puccini dirigendolo così spesso?

«Le posso svelare la mia esperienza personale. Due o tre anni fa ho diretto La bohème dopo una lunga pausa: non l’avevo diretta dal 2002. L’anno prossimo dirigerò La fanciulla del West e saranno 8, 9 o forse 10 anni dall’ultima volta. Durante queste lunghe pause c’è una crescita interiore, personale e artistica, che è molto bella. Uno ritorna a queste opere che è cambiato, che è un artista e una persona diversa. E quindi si esprime in una maniera diversa: è la natura umana. Chissà come sarò quando potrò di nuovo dirigere Tosca e Butterfly».

E a Torre del Lago quale opera le piacerebbe dirigere?

«Le risponderò dopo martedì, quando avrò visto e diretto nel teatro di Puccini».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa