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Guadagnino: «Racconto l’avvento di Trump»

Guadagnino: «Racconto l’avvento di Trump»

Il regista debutta nelle serie tv. Una storia di adolescenti americani nel 2016, l’anno in cui il tycoon diventò presidente

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ROMA

La vive come se fosse un suo nuovo film, pur essendo una serie, la sua prima, di cui «amo tutti i personaggi« ha rivelato in una lunga intervista a Variety su “We Are Who We Are”, il nominato all'Oscar (con “Chiamami col tuo nome” nel 2017) Luca Guadagnino, showrunner e regista del progetto. Targata Sky ed Hbo, la serie, selezionata quest'anno dalla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, è una storia di formazione in otto episodi prodotti da Lorenzo mieli per The Apartment e da Mario Gianani per Wildside, entrambe del gruppo Fremantle, con Small Forward, e debutterà a ottobre su Sky.

Racconta la vita di un gruppo di adolescenti che vivono in una base militare americana in Italia e di due in particolare, Fraser (Jack Dylan Grazer) e Caitlin (Jordan Kristine Seamón), che diventeranno amici e affronteranno insieme le insicurezze e i misteri dell'adolescenza, affrontando anche questioni come la sessualità e l'identità di genere.

«Amo quell'età perché si hanno grandi ambizioni e allo stesso tempo non si hanno i mezzi per realizzarle. Hai solo curiosità, solo desiderio, solo la capacità di sperimentare. Ogni giorno sembra essere una lotta tra la vita e la morte. C'è qualcosa di bello in quell'età», osserva Guadagnino.

Qualche giorno fa, con il teaser ufficiale, Sky ha svelato le primissime immagini della serie, e in molti hanno accostato le atmosfere di “We Are Who We Are” a “Chiamami col tuo nome”, complice l'ambientazione italiana per entrambe e il fatto che sia il film che la serie abbiano per protagonisti giovani uomini. «Non mi lamenterò mai della pigrizia della gente, ma questo suona molto pigro - replica il regista candidato all'Oscar "Chiamami col tuo nome” riguarda il passato visto attraverso il prisma di una narrazione cinematografica, mentre “We Are Who We Are” riguarda il qui e ora. Si tratta dei corpi e delle anime del presente. Penso che siano così diversi».

E aggiunge sulla genesi del progetto: «Lorenzo Mieli, il produttore della serie, Paolo Giordano e Francesca Manieri - i cosceneggiatori, ndr - avevano sviluppato un'idea sulla vita degli adolescenti di oggi vis-à-vis con la fluidità di genere nei sobborghi americani. Quando me ne hanno parlato, la prima cosa che ho detto è stata che non ero interessato all'argomento come punto di partenza. Ero più interessato al comportamento di queste persone. Per evitare di essere generici, ho proposto di ambientarla in una micro-America, un luogo che potesse funzionare come la parte per il tutto. Ho proposto il mondo militare».

Poi la rivelazione di un'influenza a dir poco inattesa, quella di Amy Adams: «Una volta, molti anni fa, ho avuto una conversazione molto bella con Amy Adams - uno dei privilegi di questo lavoro sono gli incontri con questi grandi attori - e lei mi ha raccontato di aver trascorso parte della sua infanzia a Vicenza, in una base militare in Italia. Dalle sinapsi che si collegano l'una all'altra, avevo quest'immagine in mente».

Nell'intervista alla bibbia del cinema americano, Guadagnino ha rivelato anche l'ambientazione nel 2016 della serie, proprio nel bel mezzo della inarrestabile escalation di Donald Trump nelle presidenziali americane. «Gli effetti delle elezioni del 2016 - spiega il regista - si fanno ancora sentire proprio qui, proprio ora. Lo spostamento sismico in tutta l'America e nel mondo di ciò che ha comportato il fatto che la presidenza di Obama sia stata seguita da quella di Trump e di come la gente non se lo aspettasse, sono temi ancora attuali. Va detto che, come Berlusconi era l'autobiografia dell'Italia, Trump può essere visto anche come un triste capitolo dell'autobiografia degli Stati Uniti. Abbiamo a che fare con una sorta di populismo che nasce dai plutocrati. Sta plasmando il mondo, ma allo stesso tempo una falange di giovani sta scuotendo il mondo e non sta prendendo quella medicina amara».



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