Gioco
Maradona a Empoli gli salvò la vita Sorrentino si racconta nel nuovo film
A Napoli girerà “È stata la mano di Dio”. Per quella partita il regista scampò alla tragedia in cui morirono i suoi genitori
IL 5 aprile 1987 il Napoli di Maradona gioca a Empoli. Tra la folla stipata sulle tribune e sulle curve dello stadio Castellani c’è un giovane impiegato di banca con una grande passione per il calcio. Napoletano di origine, ha voluto esserci a tutti i costi e da Figline dove abita è arrivato con gli amici, un panino e via. Si chiama Maurizio Sarri e di lì a poco comincerà a fare l’allenatore. Ma questa, come si dice, è un’altra storia. Su quelle tribune avrebbe dovuto esserci anche Paolo, un ragazzo napoletano di 16 anni che per il Napoli e per Maradona aveva una vera e propria devozione. Dopo tante insistenze, i suoi genitori gli hanno concesso di non andare con loro a passare il weekend nella casa di Roccaraso. Per la prima volta potrà seguire il suo Napoli in trasferta, passerà a prenderlo un amico e andranno insieme in auto a Empoli.
Ma a Empoli Paolo non ci arriverà, perché quando suonano il campanello, non è l’amico che viene a prenderlo, ma il portiere del palazzo che deve dargli, con tutte le cautele del caso, la notizia che gli sconvolgerà per sempre la vita: i suoi genitori sono morti nella notte, avvelenati da una fuga di monossido nella casa di Roccaraso. Quel ragazzino, diventato di colpo orfano a 16 anni, si chiama Paolo Sorrentino. Se non avesse sfinito il padre per poter seguire il Napoli a Empoli sarebbe morto anche lui nella casa di Roccaraso. Come ha sempre detto in seguito il regista, «Maradona mi ha salvato la vita».
E forse anche per questo ha continuato nel tempo ad avere un’ammirazione sconfinata per Maradona, come ha ribadito in numerose interviste, tanto da rendergli omaggio quando teneva in mano l’Oscar per “La Grande Bellezza” e davanti al gotha di Hollywood lo citò insieme a Fellini, Scorsese e i Talking Heads tra le sue fonti di ispirazione. O come nel suo film “Youth - La giovinezza”, dove gli dedica una lunga scena affidata a un sosia del calciatore.
Ora le vicende personali di Sorrentino e i loro intrecci con Maradona tornano, fin dal titolo, nel nuovo, annunciato film: “E’ stata la mano di Dio”, pellicola prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment, del gruppo Fremantle, e dallo stesso Sorrentino. E visto il sapore personale e autobiografico, le riprese saranno fatte a Napoli dove Sorrentino tornerà a girare a 20 anni esatti da “L'uomo in più”, il suo primo lungometraggio. Il film sarà lanciato su Netflix. Il titolo richiama l’espressione (“la mano de Dios”) con cui il campione argentino definì un suo gol segnato appunto con la mano all’Inghilterra ai mondiali dell’86.
Della trama si sa solo quello che ha detto lo stesso Sorrentino: «“È stata la mano di Dio”, per la prima volta nella mia carriera, è un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso. Sono emozionato all'idea di tornare a girare a Napoli, vent'anni esatti dopo il mio primo film. Sono felice di condividere questa avventura col produttore Lorenzo Mieli, la sua The Apartment e Netflix. La sintonia con Teresa Moneo, David Kosse e Scott Stuber - di Netflix, sul significato di questo film, è stata immediata e folgorante. Mi hanno fatto sentire a casa, una condizione ideale, perché questo film, per me, significa esattamente questo: tornare a casa».
Lorenzo Mieli, ad di The Apartment è pronto a collaborare con il regista: «Lavorare con Paolo è sempre un immenso piacere. Come succede sempre, quando affrontiamo un nuovo progetto insieme, Paolo mi sorprende per la capacità che ha di sparigliare le carte e di rinnovarsi. Per questo Netflix - protagonista assoluto dell'innovazione - è il partner ideale per affrontare insieme questo nuovo, emozionante, viaggio». (p.t.)
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