Il Tirreno

Un'altra estate 2020: nel medioevo di Massa Marittima, sacro e profano nella piazza a stella

Elisabetta Giorgi
Un'altra estate 2020: nel medioevo di Massa Marittima, sacro e profano nella piazza a stella

La Cattedrale e il palazzo del Podestà, poco sotto il celebre affresco dell’Albero della Fecondità. È questa la prima tappa dell'iniziativa della Regione Toscana e del nostro giornale

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MASSA MARITTIMA. In cima a un colle isolato di 400 metri appare Massa Marittima in tutto il suo splendore. Una cattedrale di travertino si affaccia “in obliquo” nel centro storico. Spettacolare il colpo d’occhio in diagonale. La piazza è maestosa e ha una geometria insolita. Vìola le architetture consuete e azzarda sugli spazi. Non è un triangolo né un rettangolo. Offre un’angolazione speciale e non banale, grazie al genio di architetti medioevali che ebbero l’intuizione di creare uno spazio irregolare a forma di stella, unico al mondo.

Sta anche qui l’incanto di questo borgo-gioiello incastonato nelle Colline metallifere, che domina boschi di macchia mediterranea, vigneti e oliveti. Domani (giovedì 9) la cittadina, con la cattedrale di San Cerbone (una delle più belle in Toscana), le stradine e i tre Terzieri di Città Vecchia, Città Nuova e Borgo, sarà la prima tappa di un’Altra estate, iniziativa della Regione Toscana e del quotidiano Il Tirreno con il supporto di Toscana Promozione Turistica e la collaborazione di Fondazione Sistema Toscana, Vetrina Toscana e Feisct.

È forte l’impatto con la piazza intitolata all’eroe dei Due mondi dove sorge il Duomo: Garibaldi passò da Massa Marittima e ne restò legato (divenne cittadino onorario), tanto che alcuni giovani massetani, i fratelli Lapini, lo aiutarono a raggiungere Cala Martina per imbarcarsi verso Porto Venere nel settembre 1849. Come un centro con più traiettorie, la piazza fonde equilibri e poteri diversi. Politica e religione, sacro e profano: la Cattedrale (che ospita una maestà di Duccio di Buoninsegna) e il palazzo del Podestà, la Canonica e il palazzo del Comune, la Loggia del Mercato, e poco più in là la Zecca e la Fonte Pubblica. La quale – meglio nota come le Fonti dell’abbondanza – è tappa obbligata per chi arriva. Nel 1999, in una delle campate, fu scoperto l’Albero della Fecondità, eccezionale pittura murale duecentesca del 1265 (anno in cui nacque Dante) dove i rami sono addobbati con falli umani. Ai piedi della pianta ci sono donne che parlano, discutono e paiono accapigliarsi mentre un’altra sembra scacciare corvi, pronti a scendere in picchiata su questi curiosi “frutti”, su cui le interpretazioni si sono sprecate. Simbolo di fertilità per augurare abbondanza nel raccolto, o manifesto politico dello scontro guelfi-ghibellini (come sostenuto anni fa dallo studioso George Ferzoco dell’Università di Leicester)? Massa Marittima ha tanti “perché” poiché ha tante anime e un ricchissimo passato che sbocciano in un itinerario di storia e bellezza tra più punti nevralgici della città vecchia: si parte dal Duomo e imboccando via Moncini si arriva alla Fortezza, monumento da cui comincia la Città Nuova, nella parte più alta. Un capolavoro assoluto è la Maestà di Ambrogio Lorenzetti che illumina il complesso museale di San Pietro all’Orto, mentre i tramonti abbagliano dall’alto della medievale torre del Candeliere.

Il museo della Miniera è un altro scrigno di tesori da esplorare: il “cuore” massetano è legata alle miniere d’argento, rame e pirite delle Colline Metallifere, sfruttate fin dalla prima età dei metalli e poi in epoca etrusca e medievale, fino a tempi recenti. E nelle miniere di Montebamboli furono trovati nel 1871 i fossili di un oreopiteco, scimmia antropomorfa vissuta tra circa 9 e 7 milioni di anni fa. Ma la storia massetana è anche quella tragica di Norma Parenti, la partigiana di 23 anni (mamma di un bimbo di pochi mesi) fucilata dai nazifascisti il 23 giugno 1944, a poche ore dalla liberazione di Massa Marittima dagli alleati. Aleggia il suo ricordo nobile lungo via Norma Parenti, strada principale del Terziere di Borgo, mentre in via Maremma compare un “giardino d’artista” della scultrice del paesaggio Maria Dompè, “Sol omnibus lucet”, dedicato a lei, la partigiana.

Tra natura, storia e arte c’è anche spazio per le leggende. Una tra tutte quella del lago dell’Accesa. Si narra che un tempo il lago non esistesse e che fino al 26 luglio del 1218 al suo posto ci fosse una larga pianura di grano. I contadini usavano festeggiare la patrona Sant’Anna, protettrice dei mietitori, ma quel giorno dato il raccolto prosperoso la festa non ci fu. A un certo punto la terrà iniziò a tremare: ci fu il diluvio, e un’enorme voragine si aprì nella piana inghiottendo contadini e animali. Cessato il nubifragio, al posto dei campi apparve un lago. La leggenda vuole che il giorno di Sant’Anna, sulle sponde dell’Accesa che è tuttora un luogo magnifico, sia ancora possibile sentire il muggito dei buoi e lo stridio delle ruote dei carri dei contadini. 

IL PROGRAMMA DELLA TAPPA

Ecco il programma di domani, giovedì 9. Alle 18 apertura della manifestazione al Palazzo del Podestà con l’annuncio dell’araldo e con i saluti istituzionali alla presenza della Società dei Terzieri; a seguire intervento del testimonial Fausto Costagli esperto di enogastronomia e tradizioni locali; dalle 17.30 alle 20.30 mercato medievale dei produttori e dei prodotti locali; dalle 17.30 alle 20.30 ingresso guidato gratuito alle Fonti per una visita all’Albero della Fecondità"; dalle 18 alle 20 visita guidata alle sedi dei Terzieri e alla sede degli Sbandieratori. Prossima tappa: giovedì 16 a Porto Azzurro.

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